Criptico

22 07 2008

Curiosa notte quella appena passata.
Simile a quella che condusse al patibolo il conte Dalibor.
Quello che per me, sapeva suonare già da prima, difficilmente il rimpianto canta.

Curiosa compagnia.
Che non vorresti, ma alla quale non vuoi rinunciare.
Appiccicosa come la melassa. Amara come la melata.

Lunga doccia stamattina.
A cacciar via i cattivi pensieri.
Inutilmente.





Jerome

18 07 2008

Stronzo.
Lo so che lo sono anch’io, ma io lo sono di natura.
Jerome no. Lui era stronzo per contratto.
Ché non si può essere francesi senza esserlo.

Stare con lui è stato una sorta di esperimento. Una sfida. Una gara.
Tirare un elastico per vedere quando si sarebbe spezzato.

Ma quando si è spezzato è stato una sferzata in pieno viso.
Per tutti e due.
Senza nessuna pietà.





Ragioni

17 07 2008

- Vuoi uscire con me? Dammi tre buone ragioni per cui dovrei farlo.

  1. Perché sono bello
  2. Perché mi piaci
  3. Perché ti farei felice.

- Ho detto tre buone ragioni.

Essere inclini a quella che Stevenson chiama l’Eresia di Caino ha i suoi indubbi vantaggi.





Tacco 12

9 06 2008

Ci sono cose sulle quali baro in maniera spudorata.
Le scarpe col tacco rientrano in questa categoria. Sarebbero un martirio.
Ma io ho il piede cavo. E ci cammino splendidamente comoda. Come in una Valleverde.
Tanto che me ne dimentico.

E me ne dimentico al punto che restano li’, sepolte nei più profondi abissi della scarpiera fino a che gli acari non chiedono l’autorizzazione di costruire una nuova ferrovia.

Ed eccoli lì, reperto archeologico. Novella reliquia.
Pierre Cardin, vernice nera, stringhe sottili.
E un tacco da dodici centimetri.
Son belli.
Son belli come allora, quando c’era chi impazziva al solo pensiero di quei sandali.

Li avevo comprati apposta. Per quello sguardo. Per quelle pupille dilatate.

Passi lenti. In bilico. Ondeggianti.
Passi complici.
Sorrisi complici. Sguardi complici. Pensieri complici.
Intesa.

Li ho spolverati con cura e rimessi al loro posto.
Per ora gli acari non avranno la loro ferrovia.





Bon ton

29 05 2008

E’ da un paio di giorni che mi arrovello su un problema di savoir vivre.
Che fare dei regali ricevuti? E, nella fattispecie, che fare se il regalo è un sex toy?

Monsignor Della Casa e Donna Letizia non prendevano nemmeno in considerazione relazioni che fossero men che fidanzamenti e tampo regali che non fossero gioielli, quindi inutile cercar nel galateo.

E allora che faccio?

Perché alcuni giochini sarebbero anche divertenti, ma probabilmente sarebbe poco carino usarli con altri da chi li ha regalati. E, al contempo, mica ho voglia di riempirmi la casa di n copie, una per ogni uomo della mia vita.

Si restituiscono? Si danno in testa al malcapitato? Si fa un falò sulla pubblica piazza? Si etichettano per ricordarsi di chi erano? Si mettono in un’unica scatola e si dimenticano?

Un vero dramma… vero?





Frammenti di memoria

26 05 2008

Odore di tabacco. Tabacco al cioccolato.
Odore di ricordi che trafiggono.
Improvvisi. Improvvidi.

Di te che scrivevi. A mano, che detestavi qualsiasi cosa che avesse un qualsiasi sentore di modernità.
Lettere veloci che si susseguivano leggere in una straordinaria armonia. Quaderni e quaderni riempiti fitti fitti, ché eri sempre in ritardo e il pezzo non poteva aspettare oltre.

E fumavi. Quel tabacco al cioccolato ben pressato nella vecchia pipa di ciliegio che era stata di tuo nonno.
Odore pungente di un camino acceso al calar dell’autunno. Di una milonga ballata su una terrazza d’inverno. Di un brivido fresco al vento del nord.
Odore caldo che impregnava ogni cosa.
Anche me.

Brace comunque destinata a spegnersi.
Ultimo svolazzo di penna d’oca al suono di un bandoneon lontano.
Inchiostro di china su carta preziosa.

Odore di ricordi.





Controconsiglio

16 04 2008

La settimana scorsa ho acceso la TV a un’ora imprecisata tra le tre e le sei.
Davano una serie TV mai vista che faceva il verso a Sex and the city.
C’erano le amiche, c’era il sesso e forse era anche ambientata a New Tork York.
O forse era San Francisco.
Insomma, era tardi e non me lo ricordo.

Però mi ricordo un consiglio che davano per dimenticare un ex: farci sesso a distanza di u po’ di tempo.

Ecco, io ’sta cosa una l’ho provata una volta. Pensavo potesse essere una buona idea.
E senza nemmeno bisogno del consiglio del telefilm.

Il risultato è stato una macedonia di recriminazioni, litigate, insulti, stilettate, urla, telefonate infinite, accuse.
Il tutto condito da fantastiche scopate.

Non lo consiglierei a nessuno che volesse restare sano di mente.





Problema…

19 03 2008

mentre ricostruivo il mio letto dalle fondamenta mi si è posta una domanda a dir poco agghiacciante:

per ora di storie da raccontare ne ho ancora un bel po’… ma quando finiranno che faccio? Chiudo il blog? Lo imbalsamo? Lo cedo a terzi?

Suggerimenti?





Michele

14 03 2008

Ha la pelle che sa di buono, Michele.
E una voce che dà i brividi.
E lo sa.

Incanto di parole e suoni, odori e sapori in una danza alchemica di solitudini sopravvenienti.
Basta poco a far crollare un baricentro ebbro.
Parole spostate, nel posto sbagliato.
Dolce che diventa stucchevole, amaro che diventa sgradevole.
Note inutilmente intonate.
Pallida, polverosa ruggine.

Ha la pelle che sa di buono, Michele.
Di spezie lontane. Di cannella e di zenzero.
Sentore che rimane fino al mattino.
Epifania di quel che è stato, ma non è e non sarà.





Luis

28 02 2008

Mezzo canadese, mezzo americano.
E non ho mai saputo dire quale delle due metà fosse a peggiore.

Però era affascinante Luis, con le sue mille storie da raccontare e le sue ingenuità da americano che sgrana gli occhi davanti a qualsiasi cosa che abbia più di trent’anni (non io, non allora… NdA ;) ).

Le sue bugie, alle quali facevo finta di credere.
Le mie bugie, alle quali lui faceva finta di credere.
In un gioco delle parti fine a se stesso, ché nessuno dei due chiedeva niente all’altro.

La leggerezza di minuetto danzato in punta di dita. Una partita a scacchi fatta di pezzi che andavano e venivano in barba a ogni regola e convenzione.

E poi… e poi abbiamo smesso di cercarci.
Il gioco è bello fiché dura poco.