Margarita comparve all’orizzonte tra le macerie e il fumo della caduta delle Twin Towers.
La sua pelle ambrata, figlia del sangue creolo e delle lunghe estati caraibiche, rifletteva i pallidi raggi polverosi di un sole morente.
Lunghi capelli raccolti in una treccia scomposta che sfiorava una gonna troppo corta.
E negli occhi la malizia innocente dei vent’anni.
Come sia incappata in noi esattamente non lo so, ma a un certo punto era ovunque.
Non per caso, direi.
E quello che era il mio uomo se la mangiava con gli occhi la piccola Margarita.
E non era certo da biasimare, ché Margarita era davvero molto bella.
Poi un giorno mi son trovata ad essere di umore -come dire?- così.
E poco dopo Margarita era a casa nostra.
Un bagno rigenerante tra le bollicine dell’idromassaggio.
E poi un lungo massaggio con i miei oli preferiti, con le mie mani a sciogliere ogni sua tensione.
Per poi offrirla a lui -appena rientrato dal lavoro- calda e profumata.
E finalmente uscire per la mia prima serata da single dopo tanto tempo.
Ci voleva proprio una boccata d’ossigeno.
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