Mezzo canadese, mezzo americano.
E non ho mai saputo dire quale delle due metà fosse a peggiore.
Però era affascinante Luis, con le sue mille storie da raccontare e le sue ingenuità da americano che sgrana gli occhi davanti a qualsiasi cosa che abbia più di trent’anni (non io, non allora… NdA
).
Le sue bugie, alle quali facevo finta di credere.
Le mie bugie, alle quali lui faceva finta di credere.
In un gioco delle parti fine a se stesso, ché nessuno dei due chiedeva niente all’altro.
La leggerezza di minuetto danzato in punta di dita. Una partita a scacchi fatta di pezzi che andavano e venivano in barba a ogni regola e convenzione.
E poi… e poi abbiamo smesso di cercarci.
Il gioco è bello fiché dura poco.
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