Il bagagliaio della macchina si chiude con un tonfo.
Archiviata la vacanza. Archiviati i miei anni che passano. Archiviate le inquietudini.
E’ ora di tornare a casa.
Inforco gli occhiali da sole. Blu. Come il vestito di lino leggero che indosso. Come i sandali dalle stringhe sottili che porto ai piedi.
E infine salgo in macchina.
Da passeggero, stavolta. Ed, è a dir poco, inconsueto.
Il viaggio è lungo. Come ogni viaggio di ritorno, del resto.
Arriviamo a imboccare l’A15 che è tardo pomeriggio.
E ormai ogni muscolo chiede pietà.
Allungo la schiena. Il collo. Le braccia. Le gambe.
Slaccio un bottone del vestito, per respirare un po’.
E alla fine appoggio il piede destro sul cruscotto.
Il tacco del sandalo riflette la luce di un sole ormai stanco mentre la tua mano si insinua sotto il lino blu che ormai copre ben poco delle mie gambe.
So quello che farai, quello che stai già facendo.
Come so che non ti fermerò.
Incurante, col cuore in gola e il fiato mozzo.
Mi guardi. Continua tu.
Ti guardo. Continuo.
Incurante.
Della strada. Del traffico.
Dei camionisti che certamente vedono. E mostrano di vedere con lunghi colpi di clacson.
Anche di te.
Incurante di tutto fuorché del mio piacere.
Forse per quello l’orgasmo è così travolgente.
Da ricordare.
Fino alla prossima volta.
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