Ha la pelle che sa di buono, Michele.
E una voce che dà i brividi.
E lo sa.
Incanto di parole e suoni, odori e sapori in una danza alchemica di solitudini sopravvenienti.
Basta poco a far crollare un baricentro ebbro.
Parole spostate, nel posto sbagliato.
Dolce che diventa stucchevole, amaro che diventa sgradevole.
Note inutilmente intonate.
Pallida, polverosa ruggine.
Ha la pelle che sa di buono, Michele.
Di spezie lontane. Di cannella e di zenzero.
Sentore che rimane fino al mattino.
Epifania di quel che è stato, ma non è e non sarà.
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