Altra questione di bon ton

15 09 2008

Metti che ti svegli al mattino e scopri che qualcosa impedisce il tuo solito stiracchiamento.
Metti che quel qualcosa sia un pezzo di carne a forma di arto. E che a quel pezzo di carne siano attaccati molti pezzi di carne.
E che respirino pure all’unisono.

Metti che tu non possa fare a meno di chiederti, chi sia e che cosa faccia li’.
Che non te ne freghi niente del perché sia arrivato lì, ma solo del perché ci sia ancora.

Metti che la sommatoria dei pezzi di carne in questione si metta pure a parlare e che si aspetti che tu le risponda.

Metti che la tua voglia di esprimerti nella tua solita brillante conversazione sia molto minore di un qualsiasi epsilon piccolo a piacere.

Che fai?

  1. rispondi facendo finta che sia tutto normale
  2. gli chiedi gentilmente il suo nome
  3. indichi la porta e dici raus!

Tutto questo è incredibilmente difficile, di prima mattina.
Incredibilmente.





Risposta pubblica

29 07 2008

A domanda privata giunta plurime volte.

No, non sono ninfomane.

Il sesso non è il centro della mia vita. Il bisogno di sesso non è il centro della mia vita.
Nemmeno collezionare uomini è il centro della mia vita.

Ne ho avuti un po’. Nemmeno un numero fuori della media, direi.
Mi piace ricordarli, con un sorriso.

Tutto qui.

Fine del comunicato stampa.





Jerome

18 07 2008

Stronzo.
Lo so che lo sono anch’io, ma io lo sono di natura.
Jerome no. Lui era stronzo per contratto.
Ché non si può essere francesi senza esserlo.

Stare con lui è stato una sorta di esperimento. Una sfida. Una gara.
Tirare un elastico per vedere quando si sarebbe spezzato.

Ma quando si è spezzato è stato una sferzata in pieno viso.
Per tutti e due.
Senza nessuna pietà.





Il mondo come verità e come rappresentazione

13 04 2008

La verità è il pane dei filosofi, ché solo i filosofi sembrano aver bisogno di nutrirsene.
Ma la vita è altro.
E’ un cercar di non raccontare troppe bugie, che alla fine si fa fatica a tenerle tutte insieme in un sistema autoconsistente.

E allora cosa c’è di vero in quanto ho raccontato fino ad oggi?

C’è che mi piace questo gioco che è un po’ come aprire un sacco e veder cosa c’è dentro.
Sono io la prima a sorprendermi di quel che salta fuori dalla memoria.
Spiritelli bizzarri che scelgo di non scegliere, ma che butto lì come sono.
Non c’è ordine, criterio o logica in quel che scrivo.
E il mio modo di scrivere danza con la stessa incoerenza, ché diverse eran le emozioni dei quindici, da quelle dei venti, da quelle dei trent’anni.
E il filtro di quelle di oggi su tutto.

Eppure le storie raccontate son tutte vere per quanto possan esser veri i punti di vista, ché qui alla fine ci son sempre e solo i miei. Com’è giusto che sia, per altro.

I nomi no.
Non sono quasi mai veri i nomi, perché forse a qualcuno non piacerebbe riconoscersi e non voglio nemmeno saperlo.
Ma anche qui ci sono alcune eccezioni, ché la linearità non appartiene al mio esser dama barocca.
Mario Ferrandi, poi, compare con nome e cognome.
Ma so che a lui non importa, anzi di certo ci avrà riso un po’, cercando di indovinare chi io sia. Immagino ci sia facilmente riuscito.

Non so quante storie ho ancora da raccontare, ma prima o poi capiterà che aprendo il sacco lo trovi vuoto.
E allora vestirò gli allori di Nerone, impugnerò una cetra e vi lascerò in una fiammata finale.

Ciò detto, signor Capitano, è d’uopo che lei aggiorni il suo dizionario ragionato dei blog, perché io non vi compaio.
Mi metta pure sotto la voce genius.
Come Wile E. Coyote.





Equipollenze

9 04 2008

Dialogo con il fidanzato perbenino della collega

Ma alla fine quante relazioni serie* hai avuto?

Mah… direi tre o quattro… facciamo tre mezzo, via!

Tre e mezzo?

Be’, una non saprei esattamente come classificarla, quindi direi tre e mezzo…

Tre, allora.
Siamo equipollenti, visto che anch’io ho avuto tre fidanzate di lunghissimo corso.

Uhmmm… vuoi dire che, alla fine, le hai tradite tutte pure tu? :D

*relazioni che non sono state, non sono e non saranno argomento di questo blog.





Le età del sesso

20 03 2008

L’altro giorno mi veniva riportata (non senza un pizzico d’ironia) una considerazione della già Melissa P. secondo la quale il sesso a vent’anni non è come il sesso a quindici.

Devo riconoscere che ho sorriso di fronte a questo senso di onnipotenza da ventenne.

E mi son rivista ventritreenne nel negozio del mio milanesissimo e trendyssimo lentivendolo di fiducia.
Non ricordo affatto come fossimo finiti a parlar di sesso, né ricordo in che termini ne parlassimo, ma ricordo bene una cosa che mi ha detto:

Per me una donna a letto dà il massimo di sè dopo i trent’anni

E io che già allora di ometti ne avevo avuto un discreto numero mi chiedevo cosa ci sarebbe stato ancora da scoprire dopo i trent’anni. Non capivo.

Adesso che di anni ne ho quasi quaranta, posso dire che non c’era niente di nuovo da scoprire dopo i trent’anni.
Tranne la consapevolezza di sè.

In trucco è tutto qui… e il lentivendolo aveva ragione: mi sono divertita infinitamente di più negli ultimi dieci anni che nei precedenti dieci ;)

La cosa buffa è che, anche se è da qualche giorno che ci penso, non sono ancora riuscita a ricordare il suo nome.
Ricordo benissimo quello di sua moglie però: Marta.

Evidentemente era la sua parte migliore.





Michele

14 03 2008

Ha la pelle che sa di buono, Michele.
E una voce che dà i brividi.
E lo sa.

Incanto di parole e suoni, odori e sapori in una danza alchemica di solitudini sopravvenienti.
Basta poco a far crollare un baricentro ebbro.
Parole spostate, nel posto sbagliato.
Dolce che diventa stucchevole, amaro che diventa sgradevole.
Note inutilmente intonate.
Pallida, polverosa ruggine.

Ha la pelle che sa di buono, Michele.
Di spezie lontane. Di cannella e di zenzero.
Sentore che rimane fino al mattino.
Epifania di quel che è stato, ma non è e non sarà.





Il ristorante

5 02 2008

Innamorarsi di un ristorante è forse anche peggio di innamorarsi di un uomo.
Ché poi finisce che ci vuoi andare sempre in quel ristorante, perché solo lì trovi quei filetti mignon spettacolari o quei tortellini così piccoli che sembrano chiusi su un dito di bimbo.
E finisce che, dopo un po’, inizi a prender confidenza col ristoratore, coi camerieri.
E diventa una sorta di nuovo gruppo d amici.

Come conciliare il ristoranteamico con le tue uscite serali e la regola n. 5?
This is the question.

Question finita male, perché il ristoratore amico dopo un po’ ha preso a dar confidenza ai miei accompagnatori.
E a far confusione tra l’uno e l’altro. Eravamo in due ad amare vivere pericolosamente.

Raramente ho assistito a scenate tanto pittoresche.
Non vi fossi stata coinvolta sarebbe stato interessante.





Che fine ha fatto Carmen Sandiego?

30 01 2008

Ve lo ricordate il gioco Brøderbund?
Massì lo so che erano eoni fa, quando ancora si aveva il primo paio di orecchie, però in questi due mesi sono stata una Carmen Sandiego.

Nel senso che non avevo (e non ho) idea di dove sia stata. Ho preso strade che non erano le mie e mi son trovata senza spazio e senza fiato a chiedermi chi me l’avesse fatto fare,
Ché, alla mia età, ormai dovrei saperlo ben bene che alla fine sono un animale solitario (e no, non ululo alla luna ;) ).
Ma ogni tanto ci provo ad evadere dal mio personaggio, una botta di vita che alla fine mi ricordi quanto è saggio il proverbio che invita a non lasciare la strada vecchia per la nuova.

E adesso?
Adesso m sono appena alzata… caffè?





Andata e ritorno

9 01 2008

Gianni, l’uomo dell’andata.
Ci conoscevamo da qualche giorno io e Gianni.
Giornalista, colto, affascinante. Affabulatore.
Sapeva pure fare i massaggi, Gianni.

E, in mezzo, una vacanza organizzata ormai da tempo. Con volo all’alba.
Mi stramaledico ogni volta che devo correre all’aeroporto quando nessun gallo ha ancora deciso di timbrare il cartellino. Ma, alla fine, per andare in vacanza prenoto sempre voli che non partono dopo le sei del mattino.
Freud avrebbe di che ragionare.

Serata passata insieme io e Gianni.
Cena in un posticino carino e un arrivederci nel mio letto.
E Gianni che vuole restare per accompagnarmi al check in, quando io invece voglio dormire un po’.

Massimiliano, l’uomo del ritorno.
Massimiliano che mi aspettava da molto piu’ delle poche settimane che sono stata in vacanza.
Sapeva di buono, Massimiliano. Il buono del ragazzo della porta accanto.

Trovo un suo messaggio in segreteria non appena rientro in casa.
Cena in un posticino carino tra i fumi del jet lag. Nessun benvenuto nel mio letto.
Non si fa male a chi sa di buono.

Suona il telefono

Ciao, sono Gianni… Bentornata!

  • Gianni? Gianni, chi?
  • Odore del silenzio gelato di un inverno alle Svalbard.
    Impossibile che un amante resti nelle mie attenzioni per più di qualche settimana.
    Soprattutto se non è in grado di capire quando è ora di scendere dal palcoscenico.
    E che io dormo sola.

    Massimiliano, invece…
    Carino, Massimiliano.