A fondo scala

26 06 2008

Sono decisamente malata.

Sintomi:

  1. Faccio fatica a mettere insieme due pensieri più o meno coerenti. Quello succede sempre, direte. Ma adesso di più. :D
  2. Non ho voglia di scrivere. Nemmeno di chiacchierare. Troppa fatica. Troppo caldo. Troppo tutto.
  3. Ho dimenticato una visita medica importante. Vitale. L’appuntamento era 11 mesi fa. Credo che questo batta tutti i miei record di distrazione. :D
  4. Ho prelevato 250 euri al bancomat e non li ho più. E non so nemmeno se me li sono fatti fregare o se li ho lasciati nella macchina sputaquattrini (il responso a domattina).
  5. Alla richiesta di fare questa somma algebrica 10:11 - 4:48 - 5:36 ho risposto 20:35.
  6. Non rispondo alle provocazioni. Nemmeno alle menstyle-question.
  7. Mi sono accorta solo ora che Cloruro ha chiuso il suo blog. E ne sono davvero triste. Ché io adoro il suo acidume. ;)

Diagnosi: Vacanzite vulgaris acuta. :D

Cura: Tagliare il cordame e rifugiarmi su una spiaggia o un cocuzzolo innevato.
Magari col Cloruro.
Se c’è. :D

(Emoticons messi a posteriori, dopo che mio capitano mi ha fatto presente che potrei sembrare triste. Non sono triste, solo scoppiata, bollita, collassata. Mi serve un buon brodo di pollo, insomma :D )





Andata e ritorno

9 01 2008

Gianni, l’uomo dell’andata.
Ci conoscevamo da qualche giorno io e Gianni.
Giornalista, colto, affascinante. Affabulatore.
Sapeva pure fare i massaggi, Gianni.

E, in mezzo, una vacanza organizzata ormai da tempo. Con volo all’alba.
Mi stramaledico ogni volta che devo correre all’aeroporto quando nessun gallo ha ancora deciso di timbrare il cartellino. Ma, alla fine, per andare in vacanza prenoto sempre voli che non partono dopo le sei del mattino.
Freud avrebbe di che ragionare.

Serata passata insieme io e Gianni.
Cena in un posticino carino e un arrivederci nel mio letto.
E Gianni che vuole restare per accompagnarmi al check in, quando io invece voglio dormire un po’.

Massimiliano, l’uomo del ritorno.
Massimiliano che mi aspettava da molto piu’ delle poche settimane che sono stata in vacanza.
Sapeva di buono, Massimiliano. Il buono del ragazzo della porta accanto.

Trovo un suo messaggio in segreteria non appena rientro in casa.
Cena in un posticino carino tra i fumi del jet lag. Nessun benvenuto nel mio letto.
Non si fa male a chi sa di buono.

Suona il telefono

Ciao, sono Gianni… Bentornata!

  • Gianni? Gianni, chi?
  • Odore del silenzio gelato di un inverno alle Svalbard.
    Impossibile che un amante resti nelle mie attenzioni per più di qualche settimana.
    Soprattutto se non è in grado di capire quando è ora di scendere dal palcoscenico.
    E che io dormo sola.

    Massimiliano, invece…
    Carino, Massimiliano.





    Usi alternativi di una giacca

    12 10 2007

    Giacca di lino.
    Blu, se non ricordo male.

    E un traghetto a portarci in un’isola vicina.
    Seduti vicini, l’aria in faccia.

    La giacca buttata, distrattamente, sulle ginocchia.
    E la mia mano che, sempre distrattamente, si infila sotto la giacca. Risale lunga la tua gamba e si infila, altrettanto distratta, sotto il cinturino dei tuoi pantaloni.
    Altrettanto di lino.

    Chiudi gli occhi per una frazione di secondo, ma poi riprendi la tua impassibilità.
    E la mantieni anche quando, dopo un po’, la mia mano si ritira completamente bagnata.

    Una sirena, il traghetto attracca.
    E una nuova vacanza incomincia.