Archivi del mese: ottobre 2007

L’aspirante astrologo

Sei una donna troppo complicata…
– Lo so.
Vorrei farti l’oroscopo, per capirne più di te. Ti dispiace?
– Fai quel che ti pare…

Silenzio che dura giorni. Poi lo vedo tornare.
Non chiedo niente, non dice niente.

Tre aperitivi dopo se ne esce con un Ti odio!
– Che ho combinato questa volta?
No… no… è che…
-E’ che… cosa?
E che… la tua carta natale…
-E che sarà mai? Non ci sarà mica scritto che ti ammazzo dopo il bridge di stasera, no?
No, ma…
-Ma… cosa?
E’ incomprensibile. Indecifrabile. Inammissibile. Insopportabile. Proprio come te, insomma.

Se c’era bisogno della dimostrazione che l’astrologia è una scienza esatta… quel giorno l’ho avuta.
Son soddisfazioni…

Da qualche parte ce l’ho ancora quel foglio pieno di scarabocchi e ragnetti vari.

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In diretta da un sogno

Un sogno.
Un sogno confuso, con millemila altre cose dentro.
E c’era lui, Emiliano.
Di qualche anno più giovane di me. Testardo. Impulsivo.

Diversi fino a fare scintille.
Ed, entrambi, dotati di una vis polemica da non esser secondi a nessuno.
Io atea, lui cattolico. Lui di destra, io di sinistra. Io intellettualoide radical chic, lui un uomo pratico.
Potrei andare avanti ore ad elencare dicotomie.
Più di una volta siamo arrivati vicino alle mani.

E ogni volta che passava nella mia città, mi chiamava per andare a cena insieme.
Ogni volta io avevo altro da fare.
Tranne qualche volta, ché comunque mi divertiva.

E ogni tanto cercava di prendermi di sorpresa e mi chiamava che era al casello dell’autostrada ed era venuto apposta per me.
E quasi sempre tornava indietro, altrettanto apposta per me.

E una cena… una cena organizzata da amici cui lui mi aveva invitato e cui io, sprezzantemente, avevo detto che non sarei mai andata.
Salvo poi andarci con un altro.
Camminando su quei 12 cm di tacco che lo facevano impazzire.
Ricordo ancora il suo sguardo quando mi ha visto entrare in quella sala.

Anni che passano. E città. E storie.
E, nonostante tutto, ci sentivamo sempre.
Per litigare.
Per andare ogni tanto a cena insieme.
Per rinverdire la pantomima che lui mi faceva la corte e io la rifiutavo.

Per chiamarlo, se avevo voglia di vederlo.
E averlo, un paio d’ore e qualche centinaio di chilometri dopo, alla mia porta.

Finché una sera, non so cosa sia successo, ma me lo sono trovato nel mio letto.
Una notte così.
All’alba mi disse ti amo.
Non so se fosse vero, probabilmente no.

E’ strano come alcuni uomini trovino il modo di ritornare.
Adesso, se avessi ancora il suo numero di telefono, lo chiamerei.

Per tornare a litigare di politica. Di religione. Di tagliolini con l’astice.
Per mandarci affanculo come l’ultima volta
Mi manca oltremodo, stasera.

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Regola n. 3

Ci sono uomini seducibili.
Uomini difficilmente seducibili.
Uomini non seducibili.

I primi e gli ultimi sono gran perdite di tempo.

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Little woman

Non so se fosse curiosità o il mio solito spirito critico che mi porta a mettermi sempre in discussione.
Fatto sta che a un certo punto ho pensato che forse con una donna le cose sarebbero andate diversamente.

Lei, piccola e bruna.
Con un delizioso accento francese.
Bella.
Intelligente. Affascinante. Seducente.

Ma… no.
Alla fine l’unico sapore di donna che mi piace è il mio.
Dolce. Morbido. Solo un po’ acido.

Ma non si può dire che non ci abbia provato…

La donna successiva l’ho regalata al mio uomo.
Ma questa è un’altra storia.
Che, forse, non racconterò.

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Cioccolata

E piove.
Piove come se il cielo dovesse piangere tutte le sue lacrime.
Se continua così, domani chiamo il mio falegname e gli ordino un’arca. Caso mai un mal de note, come si dice a Venezia..

Ricordo un giorno al Florian.
Pioveva uguale.
Di questa pioggia d’ottobre che crede d’esser novembre.
Il Gran Caffè Quadri, dall’altra parte della piazza era chiuso. E il Florian inusitatamente pieno.
Ma le dita intirizzite del freddo della biblioteca Marciana reclamavano tregua.
E la cioccolata calda del Florian val bene la messa che è il caffè stesso.

Allora stasera parti?
– Certo che parto.
Sei sicura di non voler restare?

Lo guardo in silenzio.
Per un po’.

Ci sono momenti per restare e momenti per partire.
E quello era il momento di alzare le vele.
Un altro giro ci riporterà a casa.

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Oggi

Sarà che ho dormito poco e male. Sarà che la serata non è stata un granché. Sarà che il cielo grigio mi mette di pessimo umore e son troppi giorni che è grigio.

E allora oggi mi dissolvo.
Resto nel mio letto. A godere delle lenzuola fresche e del piumone caldo.

In fondo il mondo può resistere senza di me.
Per un giorno.

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Zighinì

L’odore pungente lo senti già dalla strada.
Spezie che si mescolano ai vapori della carne. Il berberé che riporta a terre lontane.
A quel mal d’Africa che non ho conosciuto, ma che posso immaginare.

Strappare un pezzo di injera con le mani.
E’ morbida l’injera. Ma non di un morbidezza dolce.
La senti, acida sotto le dita, cedere con riluttanza.
La vedi lacerarsi, ma restare sempre uguale a se stessa.

Raccogliere un pezzo di carne e portarlo alla bocca.
E il calore che fino ad ora avevi immaginato infiamma le mucose.
L’asprezza dell’injera a lenire e, al contempo, rafforzare il bruciore.

Mani che si sfiorano prendendo il cibo dallo stesso piatto.
Si intrecciano. Si lasciano.

Intingolo che cola lungo il polso.
La punta della lingua che corre ad asciugarlo.
Tempestiva. Intempestiva.

Dita irrimediabilmente unte.
Odore di spezie che resterà per ore.
Per tutto il giorno, forse.

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