Archivi del mese: novembre 2007

Due passi nel parco

E finalmente anche novembre è quasi finito. 
E’ triste novembre, con le sue giornate corte e bigie che vorrebbe già esser inverno ma non può.

Passeggiare in un parco dopo giorni di pioggia, con le foglie, un tempo lussureggianti di verde, ridotte ormai a morchia.
Ed è già uno sforzo anche solo pensarlo.

Cosa fai stasera?

Stasera è lontanissimo, quando il buio comincia presto. Quando fa freddo. Quando si ha voglia solo di un the caldo alla cannella.

Senti, posso avere l’onore della tua attenzione?

Ci sono poche cose che mi irritano più dell’ironia mal riuscita.

– Eh? Dicevi? Dove sarò stasera? Uhmmm… non lo so di preciso.
Ma, molto probabilmente, sarò dove vorrò essere o, quantomeno, molto vicino.
Ci vediamo, eh?

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Odio ammetterlo…

… ma Gilgamesh ha ragione: questa non è una collezione. 
E non lo è perché manca l’amore del collezionista per l’oggetto della sua collezione.

Tanti (troppi?) uomini che sono scivolati via senza lasciare traccia o quasi.
Di alcuni resta solo il nome, di altri una faccia, di altri magari il colore della macchina che, mettendoli insieme, ne uscirebbe un Frankenstein improbabile.

Chissà se, a forza di scrivere, me li ricorderò tutti o se (come è probabile) qualcuno sfuggirà comunque alle maglie della memoria.

E in loro onore ora alzo il calice.
Prosit!

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Pranzo in collina

Domenica d’autunno, di quelle limpide. Aria frizzantina e sole che fa finta di splendere. 
Ci riesce benissimo, a dirla tutta, ma non scalda lo stesso.

Ci si alza tardi, la domenica mattina.
E quando si decide di pranzare sono ormai quasi le due.

Però un posticino lo si trova ancora aperto.
Solo che siamo gli ultimi del giorno. O gli unici, che cambia poco.
Fatto sta che la sala da pranzo è deserta.

Il cameriere ci fa sedere e sparisce in un teorico di là.
Tavolo d’angolo accanto alla finestra. Il camino acceso. L’odore resinoso del ciocco che sta bruciando piano.
Tutto molto suggestivo, ma dopo mezz’ora di fame l’attesa non è più romantica.

Propongo di andarcene, tu insisti per aspettare.

Potrei avere dodici orgasmi prima che quel cameriere si decida a tornare…
– Non avresti il coraggio di farlo…

E’ mia la mano che, da sotto il tavolo, si infila nei jeans a cercare il mio piacere…
Non ho ancora ripreso fiato che arriva una voce alle mie spalle:

Avete deciso, signori?
– Per me un filetto al sangue, grazie…

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Chiuso per ferie estive

Non chiederti chi ha spento la musica, sono stata io.

Non ballo più. Non da sola. Non senza ragione.
Non per occhi che non sono miei.

Perché crudele era la musica. Crudeli i versi. 
Crudele il silenzio dopo tante parole.
Crudeli anch’esse. 

L’altro ieri è morta una bimba di nemmeno tre mesi.
Non mi era vicina, ma, al contempo, lo era.

Vorrei avere lo sguardo dell’avvoltoio che vede nella morte la vita più rigogliosa. Ma non ne sono capace e la morte porta via molte cose.
Soprattutto la voglia di  queste mie nugae.
Passerà, ma non ora. 

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Regola n. 5

Mai pescare un uomo da collezione nel giro degli amici.
Nemmeno dei conoscenti.

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L’effetto che fa


In risposta a laflauta che ha commentato questo post di Sw4n

– Pronto, dove sei?
A casa, perché?
– Cosa stavi facendo?

Scoppio a ridere
Mi stavo masturbando.

Ecco, non serve che mi dici niente.

Lo so che ti si sono dilatate le pupille a sentirmelo dire.
Come so che un brivido è corso lungo la tua schiena.
Eccitato? Forse no, ma ha comunque un suo perché.

Che dici… vuoi sentirlo come sarebbe andata a finire?
– Ti prego, no… sono in ufficio…

Rido di nuovo.
Come dicevo, ha un suo perché. 😉

  

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Un piccolo rimpianto

Filippo.
Conosciuto su Freedom, BBS praticamente condominiale.
Impossibile non notare la forma, le argomentazioni e le scelte lessicali di quanto scriveva. Impossibile non notare le idee che portava avanti. Tampoco gli strali cui si lasciava andare se qualcuno lo contraddiceva.

Troppo facile indulgere alla tentazione di canzonarlo.
Buffo vedere come si lasciava canzonare.

Una pizzata di Freedom, una cena allo Sri Lanka.
E vedere Filippo, l’igienista, che mangiava il gelato dal mio cucchiaino.

Che dici… mi inviti una sera a cena a casa tua?
– Vedremo, Filippo, vedremo…

Adesso un po’ mi spiace di non essere andata a vedere quella mano di carte.
Sarebbe potuto essere divertente.

Forse…

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