Archivi del mese: marzo 2008

Tentazioni di primavera

Due metri di pelle d’ebano e i lineamenti sottili di un somalo.
Occhiali blu pavone che basterebbero da soli a rendere un uomo interessante.
Un delizioso accento straniero.
Cinque lingue parlate correntemente, lavora in un qualche consolato.

Sarà che in primavera gli ormoni ballano, sarà che è davvero bello ma sarebbe da perderci la testa…

Però:

  1. abita letteralmente dietro l’angolo di casa mia
  2. mi è stato testé presentato dal padre di un mio amico

Che tradotto significherebbe trasgredire le regole n. 5, 4 e 2.

Archiviato.

5 commenti

Archiviato in Fabulae, Lezioni

Regola n.8

Festa milanese, di quelle con millemila invitati di cui ne conosci a stento tre.
E ti chiedi quale sia stato lo spaventoso concatenarsi di eventi per cui adesso ti trovi a dover rifiutare una stracazzo di rosa rossa rubata da un bouquet su un tavolo.
Nel modo più gentile possibile, ovviamente, che a strabacciarla* in testa all’omaggiante son buoni tutti.
E senza far cadere il martini, che sarebbe quantomeno un sacrilegio.

E proprio mentre sei impegnata in quest’opera di equilibrismo ti scappa un’occhiata verso la porta.

Se non fossi stata in una festa milanese con millemila invitati di cui e conoscevo a malapena tre e con un’importuno donatore di rose di cui liberarsi, non l’avrei mai nemmeno guardato.

Alto, bruno e atletico.
Ma con un difetto che avrebbe dovuto sovrastare ogni possibile qualità.
No, non era la fidanzata che aveva al seguito.
Era stramaledettamente giovane.

Eppure in quel posto assurdo e in quel momento altrettanto assurdo mi è sembrata se non un’ottima idea, quantomeno un capriccio divertente.

Un drink dopo l’altro ci siamo conosciuti. Ancora un paio di bicchieri e mi segue mentre vado fuori a prendere una boccata d’aria.
Stasera, tu vieni a casa con me

Non so cosa si sia inventato e come l’abbia messa con la fidanzata, ma ci è venuto a casa con me.

Il resto della serata è decisamente da dimenticare. Diciamo che scartare una caramella dà più soddisfazioni.

Ma i giorni successivi se possibile sono stati ancora peggio, con lui che non riusciva a capire perché non volessi andare con lui e i suoi amici alla fiera degli Oh Bej! Oh Bej!. Né nel pub alternativo. Nè da nessun’altra parte.

Settimane di pazienza che mi hanno insegnato per bene a evitare le feste milanesi con millemila invitati e tutto quel che ne consegue.

Ma l’icona di questo bel fanciullo resterà a imperitura memoria sulla lapide della regola N.8: mai portarsi a letto un ragazzino.

* inutile prendere il vocabolario. Questa parola è assolutamente inventata, ma me ne piaceva il suono.

4 commenti

Archiviato in Fabulae, Regole

Che vita grama…

… che grama vita.

Qualcuno vuol lamentarsi con me, oggi?

2 commenti

Archiviato in Scoperte

Last minute woman

L’unica vera e incontestabile verità è che io non so prendere alcun impegno.
O, meglio, li saprei anche prendere, solo che poi non li so rispettare.
Insomma son di quel pirandelliano per cui la verità d’oggi è destinata rivelarsi illusione di domani

Per questo, caro Alf**, è del tutto inutile che io ti dica che verrò alla cena che vuoi organizzare a luglio.
Luglio, come ti dicevo, è davvero lontanissimo nella mia testa e, facendo un’analisi marxiana dei miei comportamenti standard da vent’anni a questa parte, posso dire con assoluta certezza che all’ultimo momenti tirerei un pacco inverosimilmente incredibile.
Sai quelle cose del tipo le cavallette mi hanno devastato il giardino, gli alieni mi stanno per rapire e mia mamma non vuole? Ecco una roba così.

E allora chiedimelo il giorno prima, che se non ho voglia ti dico che non non ho voglia, ma se ti dico di sì, puoi star certo di contare sulla mia presenza.

Sono una rompicazzo presuntuosa e pretestuosa, lo so… però so anche che non c’è certo bisogno di me per divertirsi, no?

1 Commento

Archiviato in Lezioni

Orgasmi

La splendida Penelope, commentando questo post ha scritto:

(…) si va a migliorare ulteriormente anche oltre i 40. Cambia ancora qualcosa di altro, qualcosa che ha a che fare con il senso del piacere e con la capacità di dilatare l’orgasmo non nel tempo, ma nel corpo e nella mente (il proprio e l’altrui).

Ricordo ancora il mio primo orgasmo.
Mia madre ne aveva piene le balle di avermi tra i piedi e quindi mi aveva mandato a riordinare la mia camera e quella di mio fratello.
E’ stato così che mi è capitato in mano un foglio strappato coon un racconto erotico.
Si parlava di masturbazione.
Alla fine della lettura avevo stabilito che sembrava interessante (l’ho già detto che ero strana fin da piccola…) e quindi mi sono messa sul letto di mio fratello a provare.
Ricordo ancora quell’inesperto piacere che cresceva timidamente e quel primo orgasmo acerbo.

Il primo pensiero successivo è stato ma… non è che se ne può aver di più?.

E io che ero una sperimentale fin da allora ho provato e riprovato (non tutto nello stesso giorno, per Giove pluvio!) fino a scoprire che di orgasmi se ne potevano avere due, tre, quattro… enne uno in fila all’altro e uno diverso dall’altro.
Eureka!

Se ero cervellotica allora, adesso, se possibile, sono anche peggio.

Ché, a distanza di sei lustri, dell’orgasmo come esplosione sensoriale non me ne frega più niente.
Il vero orgasmo è quello cerebrale.
E’ quello di concedere al tuo cervello di perdere le redini. E’ quello di prendere le redini del cervello altrui.

E’ giocare con il cervello che resta sempre interessante.
Sempre di più, come diceva Penelope.

10 commenti

Archiviato in Lezioni

Le età del sesso

L’altro giorno mi veniva riportata (non senza un pizzico d’ironia) una considerazione della già Melissa P. secondo la quale il sesso a vent’anni non è come il sesso a quindici.

Devo riconoscere che ho sorriso di fronte a questo senso di onnipotenza da ventenne.

E mi son rivista ventritreenne nel negozio del mio milanesissimo e trendyssimo lentivendolo di fiducia.
Non ricordo affatto come fossimo finiti a parlar di sesso, né ricordo in che termini ne parlassimo, ma ricordo bene una cosa che mi ha detto:

Per me una donna a letto dà il massimo di sè dopo i trent’anni

E io che già allora di ometti ne avevo avuto un discreto numero mi chiedevo cosa ci sarebbe stato ancora da scoprire dopo i trent’anni. Non capivo.

Adesso che di anni ne ho quasi quaranta, posso dire che non c’era niente di nuovo da scoprire dopo i trent’anni.
Tranne la consapevolezza di sè.

In trucco è tutto qui… e il lentivendolo aveva ragione: mi sono divertita infinitamente di più negli ultimi dieci anni che nei precedenti dieci 😉

La cosa buffa è che, anche se è da qualche giorno che ci penso, non sono ancora riuscita a ricordare il suo nome.
Ricordo benissimo quello di sua moglie però: Marta.

Evidentemente era la sua parte migliore.

5 commenti

Archiviato in Fabulae, Lezioni

Problema…

mentre ricostruivo il mio letto dalle fondamenta mi si è posta una domanda a dir poco agghiacciante:

per ora di storie da raccontare ne ho ancora un bel po’… ma quando finiranno che faccio? Chiudo il blog? Lo imbalsamo? Lo cedo a terzi?

Suggerimenti?

11 commenti

Archiviato in Scoperte