C’era una (seconda) volta…

… una principessa dalla pelle bianca come la neve e le guance rosse come il sangue e il suo nome era… 

 

Ecco, non so come e perché mi sia venuto in mente questo incipit, che, a dirla tutta, io non ho mai potuto soffrire Biancaneve, nonostante sia uno di quei personaggi che, in quanto femmina, saresti destinata ad amare fin da bambina. 

E, allo stesso identico preciso modo, ho sempre detestato le seconde volte.
Ché si risolvono sempre nello stesso modo, in una messa cantata di cui conosci ogni rito, ogni gesto.

Noia… noia che sorge dal profondo dello stomaco e tramonta nell’amen finale.
Irresistibile, irrefrenabile.
Come la nausea dopo una sbronza colossale.

Non riesco nemmeno ad intuire l’eventuale gusto del tornar sui propri passi, quando di fronte si ha il brivido dello sconosciuto.

Che sia per questo che ho sempre preferito la matrigna strega ancor prima che la si nomasse Grimilde?

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3 commenti

Archiviato in Fabulae

3 risposte a “C’era una (seconda) volta…

  1. Uno dei favolosi

    La seconda è importante: si dà l’occasione a chi ha fallito di riparare, o si richiede una conferma. Dalla terza in poi, siamo d’accordo, diventa coazione a ripetere

  2. collezionediuomini

    @uno etc etc: come puoi immaginare non sono assolutamente d’accordo con te. Penso che le seconde volte abbiano (quasi) sempre l’unico scopo di tirar fuori tutto il livore non ancora consumato.
    Debbono passar degli anni prima che si riesca ad andare oltre le cose che non sono andate bene la prima volta.
    E a quel punto più che di seconda volta si potrebbe parlare di altra prima volta perché sai quanto si è cambiati nel frattempo?

  3. Hai mai letto, in “Smoke and Mirrors” (è un’antologia di racconti, non credo sia ancora stata tradotta in italiano) la versione che ne ha scritto Neil Gaiman? È narrata da Grimilde in prima persona, ed è la sua versione della storia, molto bella e interessante. Se non la conosci ti cerco il testo, credo esista anche come audiolibro. Mi pare di ricordare che oltre che col francese te la cavi bene anche con l’inglese.

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