Archivi del mese: giugno 2008

A fondo scala

Sono decisamente malata.

Sintomi:

  1. Faccio fatica a mettere insieme due pensieri più o meno coerenti. Quello succede sempre, direte. Ma adesso di più. 😀
  2. Non ho voglia di scrivere. Nemmeno di chiacchierare. Troppa fatica. Troppo caldo. Troppo tutto.
  3. Ho dimenticato una visita medica importante. Vitale. L’appuntamento era 11 mesi fa. Credo che questo batta tutti i miei record di distrazione. 😀
  4. Ho prelevato 250 euri al bancomat e non li ho più. E non so nemmeno se me li sono fatti fregare o se li ho lasciati nella macchina sputaquattrini (il responso a domattina).
  5. Alla richiesta di fare questa somma algebrica 10:11 – 4:48 – 5:36 ho risposto 20:35.
  6. Non rispondo alle provocazioni. Nemmeno alle menstyle-question.
  7. Mi sono accorta solo ora che Cloruro ha chiuso il suo blog. E ne sono davvero triste. Ché io adoro il suo acidume. 😉

Diagnosi: Vacanzite vulgaris acuta. 😀

Cura: Tagliare il cordame e rifugiarmi su una spiaggia o un cocuzzolo innevato.
Magari col Cloruro.
Se c’è. 😀

(Emoticons messi a posteriori, dopo che mio capitano mi ha fatto presente che potrei sembrare triste. Non sono triste, solo scoppiata, bollita, collassata. Mi serve un buon brodo di pollo, insomma 😀 )

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Estemporaneità

La porta si chiude con un leggero tonfo.

Facciamolo. Qui. Subito.

– Ma, che dici? Ti pare il caso?

Non ho chiesto la tua opinione. Non ti ho nemmeno chiesto di parlare.
Spogliati. Subito.

I gradini non sono comodi. Sono freddi. Lasciano lividi bluastri sulla schiena.
E le telecamere del circuito chiuso in una banca sono sempre in funzione.

Ma andava bene così.
Era caldo, era l’intervallo pranzo e mi aspettava ancora una lunga giornata.

Andava bene così.

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Good vibrations

Lei è una donna bellissima.
Dotata di eleganza naturale e di un cervello invidiabile.

In crisi col marito (almeno) dal giorno che ci siamo conosciute. E son passati quattro anni.

Marito che per Natale arriva con un infiocchettatissimo vibratore iperspaziale.
Rosa fucsia, tutto sbrilluccicoso, con tremilasettecentoventiquattro aggeggi intercambiabili.
Roba che nemmeno i Lego Star Wars. Fantastico.

Nei successivi sei mesi il vibratore resta in letargo, finché, con la fine delle piogge, finalmente fa capolino dalla naftalina.
Era anche ora, dico io.

Dopo di che via, per un ristoratore bagnetto nel lavandino del bagno… ed è proprio lì che lo ripesca la donna delle pulizie (nonché badante del nonno).
Che non fa una piega, ma si limita a salvarlo dalle acque e a sistemare ogni pezzo in ordine crescente su una salvietta di lino finemente ricamata ed elegantemente appoggiata sulla consolle rococò.

Noblesse oblige.

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Proposta di lavoro

Come dicevo qualche decinaia di post fa io ho una bella voce.
E amo giocarci con la mia voce, trasformandola quel tanto che basta a renderla sempre uguale a se stessa.

Un giorno camminavo per strada, parlando al telefono col tono e adesso prova a dirmi di no.
Appena riattacco mi avvicina un tale.

Hai mai pensato di lavorare per un telefono erotico?
Non è difficile, ti diamo dei testi, tu li registri e noi ti paghiamo.

Non so se sono troppo intellettuale, troppo radical chic o semplicemente una pessima attrice.
Ma alla sola idea ho incominciato a ridere così tanto e così forte che pensavo mi venisse una sincope.

Tranquillizzatevi: l’ambulanza è arrivata per tempo 😀

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Tacco 12

Ci sono cose sulle quali baro in maniera spudorata.
Le scarpe col tacco rientrano in questa categoria. Sarebbero un martirio.
Ma io ho il piede cavo. E ci cammino splendidamente comoda. Come in una Valleverde.
Tanto che me ne dimentico.

E me ne dimentico al punto che restano li’, sepolte nei più profondi abissi della scarpiera fino a che gli acari non chiedono l’autorizzazione di costruire una nuova ferrovia.

Ed eccoli lì, reperto archeologico. Novella reliquia.
Pierre Cardin, vernice nera, stringhe sottili.
E un tacco da dodici centimetri.
Son belli.
Son belli come allora, quando c’era chi impazziva al solo pensiero di quei sandali.

Li avevo comprati apposta. Per quello sguardo. Per quelle pupille dilatate.

Passi lenti. In bilico. Ondeggianti.
Passi complici.
Sorrisi complici. Sguardi complici. Pensieri complici.
Intesa.

Li ho spolverati con cura e rimessi al loro posto.
Per ora gli acari non avranno la loro ferrovia.

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Amanti, amici, cioccolato.

Gli amanti vengono dopo gli amici.
Ma, a volte, capita di dedicare più tempo agli amanti che agli amici.
E poi alla fine gli amici non li vedi mai.
Ma ci sono. Sempre. E prima di ogni altra cosa.

E il cioccolato?
Ahhh… il cioccolato viene dopo degli amanti.
E degli amici?
A volte prima.
Dipende dall’umore, non so.

E poi non si può mica andare da un amante impiastricciati di cioccolato. Gli amici tollerano di più.
Anche se comunque è sempre un crollo della tua immagine pubblica.

Io non vado a letto con un uomo che non sia mio amico, mi ha detto un’amica tempo fa.

– Gonza, ti perdi tutti gli altri.

E poi io non ci vado a letto con gli amici, ché alla fine diventano amanti e finiscono per essere dopo.
E non mi piace avere ex amici da non parlarci più.
Meglio mangiarci il cioccolato.
Nero, extrafondente. Sapore di terre lontane da dividere con le persone cui vuoi bene.
Facendo finta di non ricordare il cioccobiscotto e i suoi usi alternativi, che son storie che non sai se ridere o piangere.

E allora niente cioccolato con un amante? Ma no, ogni regola è fatta per essere trasgredita.

Anche se le mie regole non le trasgredisco mai.
Io.

P.S.: c’è un vantaggio ad avere una libreria schizofrenica: quando cerchi un libro finisce sempre che ne prendi un’altro.
Io cercavo un libro d Bartezzaghi, una cosa sulle parole crociate, e invece mi è capitato tra le mani Amici, amanti, cioccolato.

Che sono certa, certissima, di aver comprato solo ed esclusivamente per il titolo.
E son certa di averlo pure letto il mese scorso.
Senza trattenerne nemmeno una parola.
Se non il titolo.

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