Jerome

Stronzo.
Lo so che lo sono anch’io, ma io lo sono di natura.
Jerome no. Lui era stronzo per contratto.
Ché non si può essere francesi senza esserlo.

Stare con lui è stato una sorta di esperimento. Una sfida. Una gara.
Tirare un elastico per vedere quando si sarebbe spezzato.

Ma quando si è spezzato è stato una sferzata in pieno viso.
Per tutti e due.
Senza nessuna pietà.

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4 commenti

Archiviato in Fabulae

4 risposte a “Jerome

  1. Oh come ti capisco, oh come ti capisco!!!
    Attualmente sono “immerso” tra i francesi e tra tutti quelli che mi sono intorno ne salvo a malapena uno o due!!!

    —Alex

  2. E cosa hai desunto dall’esperimento?

  3. È curioso come cambi il significato dei termini negli anni (e in questo caso, nei secoli).

    Il termine “stronzo” o “tronco”, in toscano antico, e l’omologo e quasi omofono latino nel tardo Impero e nell’Alto Medioevo, designavano semplicemente una persona di bassa condizione sociale (ad esempio i mozzi di stalla e i braccianti agricoli spesso erano chiamati così) senza altra connotazione negativa che appunto l’ignoranza che spesso si accompagnava a questo status, magari anche greve ma inconsapevole.

    Oggi, soprattutto nella sua versione femminile, è passato a designare un comportamento volutamente egoista, volubile e “malignamente” indifferente. In pratica l’opposto dell’epiteto da sempliciotto o al più cafoncello che tacciava all’epoca il destinatario.

    Mi ci ha fatto pensare il ricordo di una frase di Bustianu, uno stalliere di Gavoi che lavorava all’Ippodromo del Poetto a Cagliari, dove ho trascorso diversi anni della mia adolescenza, dalla pubertà fino alla maggiore età ed oltre in effetti (e chi non ha mai sperimentato il sesso nel retro d’un fienile, con una coperta stesa sulle balle di foraggio o direttamente sulla paglia, o chiusi a chiave nella selleria cercando di non fare troppo rumore, tra finimenti e cavezze, non sa cosa si è perso).

    Tornando a Bustianu, un giorno che ero appena uscito dal fienile in oggetto dopo un interessantissimo incontro col la figlia del capitano Krieb, tale Ewa (il padre era un pilota AFI di stanza alla base NATO di Decimomannu, ora credo sia colonnello, un bel tipo di tedesco gioviale e caciarone, la figlia aveva un’aria decisamente più aristocratica, due anni più di me e la pensavo irraggiungibile, finché…) lo trovai che inveiva pesantemente in barbaricino stretto contro il direttore dell’Ippodromo.

    Dovendolo distrarre perché Ewa potesse sgattaiolare fuori inosservata, pensai, dopo essermi rassettato alla meglio senza parere, di simpatizzare; e riferendomi al signor Loi, il direttore in oggetto, dopo aver ascoltato per un po’ le lamentele dissi “Che stronzo, però!” ; lui si interruppe un attimo, mi guardò da sotto in su (era alto circa un metro e cinquanta, e per di più era un po’ curvo) e ribadì (traduco la parte in sardo):

    “Nou, se fosse così ci sarebbe nato, stronzo ci sono anch’io di nascita, e non ne avrebbe colpa, cuddu esti calloni (quello è coglione) che è diverso ed è peggio, perché c’è diventato tutto da solo!”

    Il che m’ha portato alla presente riflessione lessical/glottologica.

    Inoltre baci (leggo sempre, via feed, ma per commentare devo proprio loggarmi)

  4. @penelope: ho desunto che… a volte è divertente andare in cerca di guai, ma poi è bene lasciarli ad altri! 😀

    @gilgamesh: adoro leggerti. E, visto che da te non scrivi che ogni morte di papa*, ti pregherei di tornare più spesso da queste parti.

    *e in tal caso interpreterei il tuo silenzio come un auspicio 😉

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