Archivi del mese: agosto 2008

Relax

La mia stanza da letto è sempre lì, al solito posto.
Entrarci e sentire un leggero odore di polvere è un tutt’uno, da quando non abito più qui.

E son più di vent’anni ormai.

Il mio vecchio letto che resta sempre il più comodo dei letti.
Con le lenzuola di lino bianco e il copriletto di seta oro tessuti da mia bisnonna.
Caldo e fresco. Avviluppante. Narcotico.

Davanti a me una stampa antica di Praga, comprata su per le viuzze di Mala Strana. Sopra la testa i poster sulle ricerche iconografiche del mio amico Guerrino.

L’armadio e il cassettone in radica, che contengono e custodiscono quello che sarebbe il mio corredo.
Una teoria di lini, cotoni, pizzi e ricami che sono e resteranno ancora lì.

E molti libri, letti e riletti decinaia di volte.
Da rileggere ancora.

Questo è il mio buen retiro.
Dove riposare di lavoro e vacanze.

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Rincoglionimento

…è stare tutta la mattina in piscina con la mia amica Rossella.

E solo quando è ora di andarsene via chiedersi perché ci si sia andate, dato che nessuna delle due sa nuotare.
E non ci si abbronza nemmeno. Non io, che son sempre bianca che più bianca non si può.

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I piedi sul cruscotto

Il bagagliaio della macchina si chiude con un tonfo.
Archiviata la vacanza. Archiviati i miei anni che passano. Archiviate le inquietudini.
E’ ora di tornare a casa.

Inforco gli occhiali da sole. Blu. Come il vestito di lino leggero che indosso. Come i sandali dalle stringhe sottili che porto ai piedi.
E infine salgo in macchina.
Da passeggero, stavolta. Ed, è a dir poco, inconsueto.

Il viaggio è lungo. Come ogni viaggio di ritorno, del resto.
Arriviamo a imboccare l’A15 che è tardo pomeriggio.
E ormai ogni muscolo chiede pietà.

Allungo la schiena. Il collo. Le braccia. Le gambe.
Slaccio un bottone del vestito, per respirare un po’.
E alla fine appoggio il piede destro sul cruscotto.
Il tacco del sandalo riflette la luce di un sole ormai stanco mentre la tua mano si insinua sotto il lino blu che ormai copre ben poco delle mie gambe.

So quello che farai, quello che stai già facendo.
Come so che non ti fermerò.
Incurante, col cuore in gola e il fiato mozzo.

Mi guardi. Continua tu.
Ti guardo. Continuo.

Incurante.
Della strada. Del traffico.
Dei camionisti che certamente vedono. E mostrano di vedere con lunghi colpi di clacson.
Anche di te.
Incurante di tutto fuorché del mio piacere.

Forse per quello l’orgasmo è così travolgente.
Da ricordare.
Fino alla prossima volta.

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Notti di mezza estate

E’ strano come, a volte, appena partito per un posto ti rendi conto che in fondo vorresti essere altrove.
Non so se sia una sorte di sindrome da sabato del villaggio. O da erba del vicino. O eterna insoddisfazione, che si fa prima.

Fatto sta che a giochi fatti mi trovo a pensare che un altro mare sarebbe stato più bello. Altra compagnia sarebbe stata più bella. Altro tutto.

Forse son davvero una vecchia zitella inacidita. Una di quelle cui non va mai bene niente. Di quelle che in vacanza cambiano almeno tre alberghi prima di trovarne uno accettabile.
Per non parlare dei giovani d’oggi…

IL risultato è che in questi giorni ho cambiato almeno tre letti e relative compagnie.
E tra poco compio trentanove anni.
Sic transit gloria mundi.

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Per Adriana

Girando girando, l’ho ritrovata la pagina col test che ti dice quanto sei etero e quanto gay.

Eccola qui.

Besitos querida

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Cartolina dalle vacanze

Giuro che l’ho cercata la cartolina con scritto manchi solo tu.
Ché quella è l’unica cartolina degna di essere spedita dalle vacanze.

Soprattutto dopo che ne ho visto la versione veneziana, qualche anno fa.
E son rimasta un bel po’ a guardarla, chiedendomi se il soggetto fosse stato scelto da un foresto, perché non sapeva o da un veneziano, che sapeva benissimo.
Si trattava dell’isola di San Michele.
E chi conosce Venezia, capirà.

A ogni buon conto… buone vacanze a tutti i miei amichini… e anche agli altri che va bene lo stesso!

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Nihil egimus

L’Alachi di Paolo Diacono è una spia sicura.
Quando, nel bel mezzo di una sala di conferenze, mi viene in mente l’invettiva per l’uccisione di Senone –alla malora, tutto questo bagno di sangue per ammazzare un chierico?– significa che è meglio farsi un giro a sbollire.
Per il colmo, poi, non piove nemmeno, consolazione da men che poco.
Anzi, fuori è talmente caldo che ci si può solo sbollire in un’insolazione.

Per fortuna non siamo in Indocina e non c’è da aspettarsi un tifone.
Anche se non si può mai dire, che, per dirne una, adesso la stazione di Bologna è saltata per aria per dell’esplosivo di passaggio.
Domani ci diranno che Aldo Moro è morto mentre stava pulendo la pistola e gli è partito un colpo.

Ah, che scena! Nemmeno nella riduzione dell’Enrico V per filodrammatica campestre.

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