Archivi del mese: settembre 2008

Segreteria telefonica

In questo momento nessuno è in casa, ma lasciate un messaggio e sarete richiamati al più resto.
Beeeeep

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Googlando

può bruciare dopo la masturbazione

Questa è la stringa di ricerca che ha portato qualcuno a me.

E io me lo vedo, questo qui (intendiamo il questo come neutro, che si fa prima), che teme di diventare una torcia umana per essersi masturbato.
Me lo immagino come cosparso di benzina accendersi in un lampo finale, esplodere in una supernova e fiondarsi in un buco nero autoprodotto.

Oppure me lo vedo come uno che si chiede se sia autorizzato a bruciare dopo la masturbazione. Una personcina educata che se ne esce con una sorta di dà fastidio se fumo?
– No, faccia pure.

E non so se informare i pompieri o no.
This is the question.

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Altra questione di bon ton

Metti che ti svegli al mattino e scopri che qualcosa impedisce il tuo solito stiracchiamento.
Metti che quel qualcosa sia un pezzo di carne a forma di arto. E che a quel pezzo di carne siano attaccati molti pezzi di carne.
E che respirino pure all’unisono.

Metti che tu non possa fare a meno di chiederti, chi sia e che cosa faccia li’.
Che non te ne freghi niente del perché sia arrivato lì, ma solo del perché ci sia ancora.

Metti che la sommatoria dei pezzi di carne in questione si metta pure a parlare e che si aspetti che tu le risponda.

Metti che la tua voglia di esprimerti nella tua solita brillante conversazione sia molto minore di un qualsiasi epsilon piccolo a piacere.

Che fai?

  1. rispondi facendo finta che sia tutto normale
  2. gli chiedi gentilmente il suo nome
  3. indichi la porta e dici raus!

Tutto questo è incredibilmente difficile, di prima mattina.
Incredibilmente.

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Piccoli piaceri della vita

Svegliarsi che fuori c’è il temporale, girarsi e continuare a dormire.
Non riesco a pensare a una giornata migliore…

Qualche anima pia si offre di portarmi il pranzo?

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Legami!

La corda di seta scivola silenziosa tra le dita che si aprono e si chiudono come i ventagli di una geisha.
Non ho mai legato nessuno così. Non prima d’ora.

Ho paura. Paura di farti male.
Ma tu ti fidi. Come sempre.
E io questa fiducia la bevo.
Nettare per le mie dita nervose.

La corda scorre veloce.
Legami agili e dolci a costringere la carne in posizioni inusuali.
Silenzio rotto da respiri rotti.

Mi piace.

Mi piace legarti.
Mi piace guardarti nello specchio davanti a noi.
Mi piace la finzione di saperti mio.

Mi piace.

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I due fratelli

C’è stato un periodo della mia vita che ero un po’ Zeno Cosini.
No, nessun dottor S., nessuna ultima sigaretta, nessun padre da seppellire.

Ma una curiosa storia di due fratelli.
E, come per il compianto Zeno, a me piaceva il maggiore, alto bello e bruno.
Ma era il secondo a impazzire per me. Sempre alto, sempre bruno.
Forse meno bello. Forse.

E così è incominciato un bizzarro menage a trois.
Vivevano pure insieme, quei due, giusto a render ancora più intricata la vicenda.

Con punte di surrealismo inenarrabile quando, a volte, ci si trovava in tre intorno al tavolo della colazione.
Pane e fiele da tocciare in caldo infuso di cicuta.

Confesso che mi sono divertita come una pazza con quei due.
Anche perché scopicchiavano mica male.
Il piccolo meglio del grande, ad essere proprio precisi.
E qui torniamo alle colazioni di cui sopra.

Ma poi in fondo io non sono mica mai stata uno Zeno Cosini.
E non l’ho sposato il secondo fratello.
Non che me l’avesse chiesto, ma se l’avesse mai fatto non l’avrei comunque sposato.
Del resto non sarebbe mai stato così folle da chiedermelo.

E così siamo vissuti felici e contenti.
Tutti e tre.

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A scuola

Per chi si chiedesse dove sono sparita in questi due giorni… sono stata a scuola.
A Bologna a imparar la sfoglia.

E’ meraviglioso infilare le mani nella farina. Appiccicarle di uova. Impastare fino ad avere male alle braccia.
Roba da decidere di cambiare vita.
Di nuovo.

E ho pensato ad Alf**, chiuso nel suo albergo da ricostruire.
Ché avrei avuto voglia di capitargli tra capo e collo, ma à stato impossibile, visto che ben si guarda dal fare avere suoi recapiti.
Prezioso come sempre,

L’aperitivo me lo sono preso con qualcun altro.
Ecco.

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