Archivi del mese: ottobre 2008

Un whisky alle sei di pomeriggio

Anche farsi rubare un telefono ha il suo perché.
Ché altrimenti non lo avrei ritrovato quel vecchio sms che mi ha riportato in piazza del Campo in una sera d’autunno.

A bere whisky guardando la Torre del Mangia.
A ridere. A chiacchierare.

A far finta di rubarsi baci.
E di avere un futuro, sapendo bene che non ci sarebbe stato.

Me ne farei prendere due di telefoni per avere il sorriso che ho sulla faccia adesso.

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Io Tarzan, tu Jane

Una mattina suona il campanello: Interflora.
La consegna è di un anonimo bouquet di fiori misti.
Prendo atto e metto in vaso.

Due giorni dopo Interflora torna.
Stavolta son girasoli.
Metto in vaso e vado avanti.

Passano ancora due o tre giorni e arrivano le rose. Poi dei gigli. Infine delle orchidee.
I miei vasi stanno per finire

E allora iniziano le piante vere.
Si comincia da una violetta africana (ma qualcuno sa come far sopravvivere le violette africane? Ché io prenderei un fucile e darei loro una morte dignitosa, piuttosto che la lunga agonia che debbono subire in casa mia…). Poi una camelia. Poi una strelitzia. Un filodendro.

Quando è arrivata la kentia pensavo di dover uscire di casa, che casa mia è piccola.
Ma è stato il cocco a dare al tutto un tocco di giungla.

E allora, prima che arrivasse un baobab, sono uscita dalla mia atarassia e ho incominciato a rifiutarle, le piante.

Dopo qualche giorno la telefonata:

Ma perché le rifiuti? Io pensavo di farti piacere…

– Ma hai presente che non vivo esattamente a Versailles?

Be’, no… però potevi comunque prenderle… il verde è così romantico…

– Be’, anche i Visitors sono verdi. Anche il vomito. Anche i leghisti.

Lo sai, vero, che mi stai dando un grande dolore?

– Scusa, ma tu chi sei?

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Sorpresa

Pensavi di stupirmi.
Pensavi si stupirmi facendoti trovare in poltrona nudo ed eccitato al mio rientro dal lavoro.
E ci sei rimasto un po’ così, quando mi hai visto passare oltre senza nemmeno salutarti.

E sei stato tu a stupirti quando mi hai visto tornare, altrettando nuda, con in mano il mio vibratore preferito, quello comprato a Parigi tanti anni fa.

Mi son seduta in braccio a te dandoti la schiena e prendendomi quello che, forse, si sarebbe potuto dire un rapporto sodomitico.
Anche se, in realtà, a muoversi c’era solo il vibratore, in un crescendo di piacere.

E’ stato molto piacevole.
E anche divertente.

Ma non ci provare mai più a venire in casa mia non invitato.
Ché è vero che hai le chiavi, ma questa non era un’emergenza.

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Genetliaco

Oggi mi rendo conto che ieri questo blog ha compiuto un anno.
Al solito in ritardo sugli anniversari.
Soprattutto i miei.

Mi chiedo come sia possibile che io ricordi perfettamente i dettagli più assurdi ma al contempo dimentichi sempre qualsiasi cosa che mi potrebbe essere utile.
Ad esempio ho perfettamente chiaro che a 9 anni ero alta 156 cm, ma al contempo è da ieri che cerco di ricordare il nome di una ditta con la quale ho collaborato e che mi servirebbe ricontattare.
E niente, vuoto siderale, bianco che più bianco non si può.
Oltretutto, per lo sforzo compiuto mi son dimenticata del mio compleanno digitale.
E non mi sono nemmeno preparata la torta.
Anzi, manco avessi voluto punirmi, ho mangiato uno sformato surgelato che non valeva nessuna delle millemila calorie che dichiarava.

Però mi sono premiata con il dopocena.
O, meglio, credo di essermi premiata… perché non me lo ricordo!

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