Archivi del mese: novembre 2008

Chiacchiere ferme

Traffico da giorno di sciopero dei mezzi pubblici in una città antica, che non ha né i mezzi né le misure per sopportarlo.
Ed eccomi qui, a scrivere da un bell’ingorgo.
Be’ non è poi tanto male.

Basta alzare un attimo gli occhi per vedere le nuvole ballerine in un cielo che è tutto fuorché novembrino.

Per vedere la meraviglia della luce radente a sbatacchiare le imposte dei palazzi.
Quegli antichi, che sembran essere lì solo per rivelare fasti e miseria degli uomini. E quelli degli anni sessanta che i fasti non li hanno nemmeno mai intuiti.

Ed eccolo lì, che passa sfiorandoti la macchina, l’imbianchino che ha deciso di andare al lavoro in bicicletta.
E’ inconfondibile con le macchie di colore sulla tua. Se solo tirassi giù il finestrino potresti sentire l’odore dolciastro della tempera.

E il barista che fa lo slalom col vassoio dalle millemila tazzine. E ti chiedi come faccia a non rovesciarne manco una. Avantindietro e ancora avantindietro. Senza sbagliare mai.
Starei ore a guardarlo.

E l’odore del pane appena sfornato che trova un pertugio per arrivare alle tue narici, che non lo sentivi da anni l’odore del pane, che al supermercato quando ci arrivi tu c’è solo odore di plastica.

Ma quante cose ci si perdono ad essere sempre di corsa?

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Vorrei…

Vorrei potermi regalare una vacanza. Una di quelle che non faccio da un po’.
Staccarmi da tutto, solo per un po’.

Vorrei potermi leggere i libri che son lì che mi guardano dal pavimento di fianco al mio letto (ché non possiedo comodini, io), compreso quello del Capitano (che ho comprato e votato… a quando la dedica?).

Vorrei poter rispondere a qualche email arretrata. Di quelle che risvegliano il cervello e scaldano il cuore.
Ché gli amici non li dimentico. E li porto sempre con me.
Anche in giorni come questi.

Vorrei poter andare al cinema o a teatro.
A vedere qualcosa di interessante.
Anzi, mi accontenterei anceh solo di poter sapere se c’è qualcosa di interessante.

Ad averci tempo. E spazio. E energie.
Sempra quasi un problema relativistico.
Sembra.

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Lo famo strano?

Ecco è da quando Claudia Gerini l’ha chiesto a Verdone che mi chiedo cosa significhi farlo strano.

Ché nel sesso non ci vedo niente di strano.
Per carità, non è che io pensi che non ci siano aberrazioni che di certo esulano dalla normalità -scoparsi un cadavere di certo non è né normale né sintomo di sanità mentale-, solo che sono profondamente convinta che il lo famo strano sia davvero cosa di tutti i giorni.

Le scale e l’ascensore. La spiaggia e il campo di grano. La macchina e l’aereo.
Che c’è di strano?

Un uomo e una donna. Un uomo e un uomo. Una donna e una donna.
Che c’è di strano?

Due donne e un uomo, poi è il sogno erotico di sette ottavi della popolazione maschile. Due uomini e una donna, quello di cinque noni del mondo femminile.
Niente di strano. Niente di che.

Si potrebbe andare avanti fino a domani mattina a raccontarsi tutte le normalità che rientrano nella categoria lo famo strano.
Ché alla fine sono storie che appartengono un po’ a tutti noi.

Scagli la prima pietra chi non l’ha mai fatto strano.
E sono certa che non sarò lapidata.

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Tah-dah!

Dove sei stata?
– In africa, in america, militare… già, dove sono stata?

Sarebbe una risposta carina, vero?
Ma non è così che sono andate le cose.

No, non mi sono sposata.
E non mi sono neanche ritirata in un monastero buddista.
No, nemmeno sul monte Athos, giusto per prevenire le insinuanti insinuazioni.

Semplicemente ho lavorato fino allo sfinimento.
Fino a non aver né tempo né voglia di mettere gli occhi su un monitor le mani sulla tastiera per un minuto di più.

E così, senza saper né leggere né scrivere, è passato un mese… però vi ho pensati, eh?

Baci, abbracci e martini cocktail per tutti!

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