Archivi del mese: dicembre 2008

Il macrobiotico

L’altro giorno sono andata a pranzo con un amico in un ristorante macrobiotico.
Il flash è arrivato tra la pasta (s)cotta al vapore e il cavolfiore al sapore di niente: Walter.

Walter era il figlio della proprietaria dell’appartamento dove vivevo e, in quanto tale, si sentiva in diritto di piombarmi ogni tanto in casa per farsi offrire una tazza di tè.

E la tazza di tè diventava motivazione e scusa per invitarmi a cena in un noto ristorante macrobiotico milanese in cui lui si trovava così bene, ma così bene, ma così bene…

Non che una tazza di tè si neghi a qualcuno, però per me si faceva molto prima a risparmiare tè e cena ed eravamo pari e patta.
Ma niente sembrava che non si potesse vivere senza.

Credo di aver battuto ogni record di se ti bevi questa te ne racconto subito un’altra per rifiutare quelle cene.
E lui, invece di capire l’antifona, insisteva.
E’ arrivato persino a farmi chiamare da sua madre che mi avrebbe dovuto spiegare le ragioni e i vantaggi della macrobiotica.

E io che continuavo a pensare che, tra le tante cose che non mi si addicevano, la cucina macrobiotica era sicuramente nella top ten.

A forza di tirarla in lungo la cena è stata rimandata all’anno santo successivo e nel frattempo ho cambiato casa e messo Walter nel dimenticatoio.

Fino all’altro giorno che al macrobiotico ci sono andata.
Per appurare che non vale una tazza di buon tè.

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E che è?

Non mi pare vero di aver trovato tre minuti di tempo, stasera.
E’ mezzanotte e fa pure freddo in casa mia stasera.
Quel freddo che mi si gelano le punte delle dita.
Se fossi oltre il settantatreesimo parallelo non me ne preoccuperei, ma visto che sonoo intorno al quarantaseiesimo mi sa che domattina chiamo l’idraulico (no, non per quello… malpensanti che non siete altro!)

Vengo qui e che trovo?
La rivoluzione?
Ma vi pare la maniera?

Io sono una signorina attempata e poco c’azzecco con le novità.
C’ho messo due minuti e ventisette secondi solo per capire come si approvano i messaggio (a proposito: ben tornato Fabio!). E poi che è sta colonna a sinistra? E i polls… ma chi li vuole i polls?

Sto pensando di tornare alla vecchia carta e penna, tanto non scrivere per non scrivere almeno non mi leggo solo io…

Ecco, mi son dimenticata cosa volevo raccontarvi… magari domattina.
Idraulico permettendo.

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Il collezionista

Il silenzio era teso come una corda di violino, immagine e simbolo di un equilibrio che si reggeva su fili invisibili.
L’aria fredda, di una sala di un grande troppo grande, illuminata da feroci spot su quadri di una mostra non ancora inaugurata.

Belli.
Incredibilmente belli.

Lui, il collezionista, stremato da giorni -e notti- di duro lavoro per arrivare a quel brivido di perfezione che sarebbe esploso in tutta la sua bellezza solo la sera seguente.
Ore 21 – cocktail party.
Io che non riuscivo a trattenere la mia ironia. Nemmeno a stento. Nemmeno a provarci.

Eccoli lì: il rumore.
Sono i suoi passi, di piedi fasciati in morbido cuoio, che attraversano la sala.
E’ la sua voce che mi chiede cosa ne pensi dell’ultima variazione.
E’ la mia risata come risposta.

Mi avvicino a passi lunghi.
Lo prendo per un braccio.
Lo spingo -e nemmeno troppo dolcemente- verso l’uscita d’emergenza.

Il freddo del maniglione antipanico gli taglia la schiena in due. Lo so.
E le braccia sono scomode quando ve le faccio passare dietro.
Ma le sciarpine di seta nera e oro non segnano i polsi dalla pelle delicata.
Da intellettuale. Quale sei, del resto.

Il silenzio torna a tendersi.
Come corda di violino che non può suonare.
E il respiro si fa corto nel buio tagliato solo da uno sguardo.

Lo guardo.
Rido di nuovo.

Dicevi?

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