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Frenesia

E’ un brivido che nasce sottopelle.
Poi, e nemmeno troppo piano, cresce. Come un’onda che arriva dappertutto.

Voglia di un uomo. Ma non uno qualsiasi e nemmeno uno specifico.
Diciamo di un certo tipo d’uomo.

E guardare l’agenda per vedere se qualcuno ci somiglia. Oppure aggirarsi per la città per scorgerlo tra la folla.
E capire come sia una leonessa che si aggira per la savana di notte.
Gli occhi gialli, i sensi all’erta.
La falcata nervosa.
Odore di caccia.

Insoddisfazione di non sapere esattamente cosa si vuole. Ma di sapere benissimo cosa non si vuole.

Voglia di pelle da sfiorare con la lingua. Di carne dove affondare le dita. Di fiato da respirare.
Che la caccia cominci.
Urgente. Inesorabile.

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Bostik

I guai incominciano quando si inizia a sentire l’odore inconfondibile della colla.
No, non quella che sniffano i ragazzini di strada brasiliana.
La colla-colla. Quella che compri per rimettere insieme, con incerti risultati, l’antico vaso di zia o il portasapone appena comprato, quello bello bello che era l’ultimo pezzo.

Il Bostik, insomma.

Ecco, quando senti l’odore di un uomo e lo assimili al bostik, è un chiaro segno che non si è alla frutta, ma già fuori del ristorante.
Il guaio è che non sempre lo si capisce in due.
E mentre uno è lì che chiama il taxi per tornare a casa, l’altro sta pensando di odinare una gramigna alla salsiccia. Bostik per lo stomaco, praticamente.

E lì dovrebbe aiutare l’esperienza. Quella che ti dovrebbe far trovare modi, metodi e parole giusti.
Ecco, no, non credeteci.

Inutile tentare di riciclare quanto già provato: il bostik te lo trovi sempre da qualche parte.
Sotto le unghie. Su un angolo del colletto. In una piega del gomito.
E’ lì, con il suo cazzutissimo odore che arriva in direttissima al cervello e non te lo schiodi più.

Immancabilmente finisce con un fallimento globale totale della diplomazia e il passaggio diretto nell’acido cloridrico.

Invecchiando tendo sempre più a saltare la prima fase.
Che c’ho sempre meno tempo da perdere, io

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Lo famo strano?

Ecco è da quando Claudia Gerini l’ha chiesto a Verdone che mi chiedo cosa significhi farlo strano.

Ché nel sesso non ci vedo niente di strano.
Per carità, non è che io pensi che non ci siano aberrazioni che di certo esulano dalla normalità -scoparsi un cadavere di certo non è né normale né sintomo di sanità mentale-, solo che sono profondamente convinta che il lo famo strano sia davvero cosa di tutti i giorni.

Le scale e l’ascensore. La spiaggia e il campo di grano. La macchina e l’aereo.
Che c’è di strano?

Un uomo e una donna. Un uomo e un uomo. Una donna e una donna.
Che c’è di strano?

Due donne e un uomo, poi è il sogno erotico di sette ottavi della popolazione maschile. Due uomini e una donna, quello di cinque noni del mondo femminile.
Niente di strano. Niente di che.

Si potrebbe andare avanti fino a domani mattina a raccontarsi tutte le normalità che rientrano nella categoria lo famo strano.
Ché alla fine sono storie che appartengono un po’ a tutti noi.

Scagli la prima pietra chi non l’ha mai fatto strano.
E sono certa che non sarò lapidata.

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Istruzioni…

… per l’uso. 😀

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The Hill

Son qui che mi sto chiedendo se essere chiamata colle sia un complimento o un insulto.
Probabilmente per il prossimo anno santo l’avrò stabilito.

Nel frattempo, da colle, entro anch’io nel meme del prossimo lustro.

Regole:

  1. Indicare il blog che ti ha nominato
  2. Elencare tre (o più) precauzioni che state prendendo per superare i prossimi cinque anni
  3. Scrivere il numero esatto di giorni che mancano alla fine.
  4. Indicare almeno altri cinque blog

Ed ecco le mie risposte

  1. E chi poteva essere se non colui che ha avuto l’idea di nomarmi colle? Mica sarebbe in questo post, altrimenti, no? 😀
  2. Precauzioni per superare i prossimi cinque anni:
    • Guardare dove metto i pedi, che non sia mai che mi trovi in un campo minato. Ma anche in un giardino dove portino i cani a fare i loro bisognini.
    • Non allevare cobra. Dicono che le serpi in seno possano fare male.
    • Evitare accuratamente di completare l’ode al sior maestro, ché me lo trovo sotto casa con un bazooka.
    • Andare a cena da Alf**. Anzi, quasi quasi mi trasferisco a casa sua direttamente, che così per cinque anni della cena non me ne occuperò più.
  3. Questa è una domanda difficile.
    Da dove si incomincia a contare? Da oggi? Dall’inizio dell’anno? Dal giorno delle elezioni?
    E quale sarebbe il termine? Il 7 maggio 2013, martedì? O il 31 dicembre 2012, lunedì? O il giorno che nel 2013 ci saranno le elezioni? Ché questo è proprio difficile dire quand’è, visto che ho la palla di vetro in lavastoviglie.
    Comunque direi un numero ragionevole tra i 1699 e i 1826. Da non trattenere il fiato nell’attesa, insomma.
  4. Gli amichini:
    • Alf**, che non sarebbe carino non invitarlo a questo meme, dopo essermi autoinvitata a casa sua.
    • La Penelope, che è la compagna di merende di Alf**. Anche di cene, a voler ben vedere. E poi la amo alla follia.
    • Teuccio caro. Ché è vero che ormai è fidanzatisssssimo, ma resta pur sempre l’inventore della morale 2.0.
    • Colui che, quantomeno improvvidamente, mi minaccia di innamoramento.
    • Il sior maestro, che oltre a non essermi grato per l’ode mi ignora bellamente da plurimi giorni.

E adesso, da colle, mi do alle meditazioni terrose.

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Null

Questo non è il posto giusto per parlarne, ché qui si parla solo di cazzate (letteralmente 😉 ).
E domani probabilmente ricomincerò a parlicchiare di uomini, storielle e risate.
Ma oggi no.

Sapevo che avremmo perso, sapevo che il mio voto sarebbe stato inutile, ma non avei mai pensato così tanto inutile.
Ho la coscienza tranquilla, ma non basta a rasserenare il mio stato d’animo: sono come svuotata.

E sento il bisogno, il bisogno fisico, di sapere che anche se ha stravinto la cultura dei disvalori, del sorpasso a destra, dell’opportunismo, del qualunquismo, si possa ancora credere che ci sia qualcosa di meglio.

Il bisogno di sapere che non sono solo io a volerci credere ancora.
Anche adesso.

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Equipollenze

Dialogo con il fidanzato perbenino della collega

Ma alla fine quante relazioni serie* hai avuto?

Mah… direi tre o quattro… facciamo tre mezzo, via!

Tre e mezzo?

Be’, una non saprei esattamente come classificarla, quindi direi tre e mezzo…

Tre, allora.
Siamo equipollenti, visto che anch’io ho avuto tre fidanzate di lunghissimo corso.

Uhmmm… vuoi dire che, alla fine, le hai tradite tutte pure tu? 😀

*relazioni che non sono state, non sono e non saranno argomento di questo blog.

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