Frenesia

E’ un brivido che nasce sottopelle.
Poi, e nemmeno troppo piano, cresce. Come un’onda che arriva dappertutto.

Voglia di un uomo. Ma non uno qualsiasi e nemmeno uno specifico.
Diciamo di un certo tipo d’uomo.

E guardare l’agenda per vedere se qualcuno ci somiglia. Oppure aggirarsi per la città per scorgerlo tra la folla.
E capire come sia una leonessa che si aggira per la savana di notte.
Gli occhi gialli, i sensi all’erta.
La falcata nervosa.
Odore di caccia.

Insoddisfazione di non sapere esattamente cosa si vuole. Ma di sapere benissimo cosa non si vuole.

Voglia di pelle da sfiorare con la lingua. Di carne dove affondare le dita. Di fiato da respirare.
Che la caccia cominci.
Urgente. Inesorabile.

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Fusi (orari)

Ti posso invitare a cena per quando rientro dal Laos?

– Cena? Laos? Luis, sono le due di notte…

Ma qui a Boston sono le nove di sera

– Sarà, ma io non sono a Boston… e poi che c’entra il Laos?

Vado a tenere un corso all’università.

– Alle due di notte?

No dopo il 10 gennaio. E poi mi mancavi, è iniziato l’anno nuovo e volevo sentirti.

– Alle due di notte? Ma se saranno stati due anni che non ci sentivamo…

Ma a Boston sono le nove di sera…

– E a Kuala Lumpur probabilmente è giorno fatto, ma qui sono le due di notte, cazzarola!

Dormivi?

[memorandum: spegnere il cellulare, anche quello privato, quando si va a letto. Se poi non ci si ricorda di riaccenderlo, pazienza]

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A domanda risposta

– Ma tu mi scoperesti?
No, non ti scoperei.
– E perché?
Perché no.
– Ma, nella remota possibilità che tu cambiassi idea, come lo faresti?
Ti legherei a una sedia. Mani e piedi.
– Ma perché?
E poi ti benderei.
– Ma poi mi faresti male?
– (risata)
– Davvero… mi fa paura l’idea del dolore…
No, proveresti molte sensazioni, ma nessun dolore.
– Uhmmmm…. Ma non lo farai, vero?
No. Assolutamente no.
– Però lo sai che baci benissimo?
Certo che lo so.
– Ma ce qualcosa che non sai?
Che ore sono?

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Quasi due mesi di vacanze…

… direi che mi invidio da sola! 🙂

E ora il dilemma è: fare o non fare un salto alla mostra del cinema?

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L’idea

Se ci ripenso non mi ricordo di chi dei due fosse stata l’idea.
Ma era una buona idea.
Talmente buona che non c’è voluto molto ché, senza nemmeno bisogno di dirselo, iniziassero le manovre per metterla in pratica.
E non era certo semplice, visto che motivazioni, modi e metodi ben poco avevano di che conciliarsi.

Non ricordo nemmeno come si sia arrivati alla scelta. Né perché ci si sia arrivati.
Tantomeno ricordo chi sia stato e come si sia spiegato cosa sarebbe successo.

Però ricordo bene il piacere di penetrare quel corpo che tu stavi già penetrando.
Il lento oscillare come le onde di una laguna. E tu immobile, quasi senza respirare.
Il piacere di prendermi e di darti piacere attraverso di lei.

Proprio una buona idea.
Come quella di acquistare uno strap-on.

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Paolo

Passi che rimbombano sordi contro le pareti ricoperte di libri.
– Siamo rimasti solo noi, mi sa…

Alzo la testa. A volte uscire dai miei pensieri è davvero una fatica.
Allungo lo sguardo verso una vetrata che, di sicuro, ha visto tempi migliori.
La polvere la rende cieca, ma fuori è talmente buio che comunque ci sarebbe ben poco da vedere.

Solo noi?
– Direi proprio di sì… e se non ci sbrighiamo il custode ci spazzerà fuori!

Raduno le mie cose in fretta, in un attimo sono pronta per uscire.
Guardo di nuovo verso la finestra. E me lo sento tutto addosso il freddo che fa fuori.
Me ne starei a dormire sotto il vecchio tavolo, piuttosto.

– Ti posso aspettare?
Eh? Perché mai mi dovresti aspettare?
– Be’… è buio… sei sola… magari potrebbe farti piacere se qualcuno ti accompagnasse a casa.
Perché no?

Paolo me lo ricordo così, come quel giorno che ci siamo conosciuti, tanti anni fa.
E’ un ricordo morbido e avvolgente.
Come i maglioni che indossava e che mi prestava sempre. Come il suo dopobarba che sapeva di the. Come le sue braccia che mi stringevano forte.
Come la sua pelle che scorreva setosa sotto le mie dita.
Come la sua voce che mi faceva vibrare.

– Perché non parli?
Boh… così… non ho niente da dire.
– Be’… se fossi sincera diresti che non ci vedremo più.
Non ci vedremo più? Ma che dici…

Aveva ragione lui.
Paolo era un uomo d’inverno e ormai l’estate era alle porte.

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Ah ecco

Sono appena entrata in ufficio.
Di corsa, come quasi tutti, come quasi ogni giorno.
Dopo un po’ che ero seduta alla scrivania, mi sono accorta di una cosa che di solito non accade. Di certo non quasi a tutti e/o quasi ogni giorno.

Sono venuta al lavoro in ciabatte.

No, non le pianelle della nonna, in vellutino verde con le passamanerie e le nappine. Ma pur sempre ciabatte. (Eccole qui, per chi fosse interessato)

Ovviamente non me ne potevo accorgere appena fuori di casa, per strada o addirittura appena arrivata al lavoro.
No, me ne sono resa conto solo quando il mio capo mi ha chiamato per ricordarmi che tra poco ci dobbiamo vedere per andare insieme a un appuntamento di lavoro da un tale che ha l’ufficio a 200 Km da qui.
E il poco cui si riferiva è dell’ordine di grandezza dei minuti, più o meno.

E tra dover scegliere se lanciare un nuovo trend e andarci in ciabatte o comprare di corsa un paio di scarpe qualsiasi, ho pensato che la scelta migliore fosse venire qui a raccontarlo.

Dopo più di un mese di silenzio, mi pare il minimo.

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