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Genetliaco

Oggi mi rendo conto che ieri questo blog ha compiuto un anno.
Al solito in ritardo sugli anniversari.
Soprattutto i miei.

Mi chiedo come sia possibile che io ricordi perfettamente i dettagli più assurdi ma al contempo dimentichi sempre qualsiasi cosa che mi potrebbe essere utile.
Ad esempio ho perfettamente chiaro che a 9 anni ero alta 156 cm, ma al contempo è da ieri che cerco di ricordare il nome di una ditta con la quale ho collaborato e che mi servirebbe ricontattare.
E niente, vuoto siderale, bianco che più bianco non si può.
Oltretutto, per lo sforzo compiuto mi son dimenticata del mio compleanno digitale.
E non mi sono nemmeno preparata la torta.
Anzi, manco avessi voluto punirmi, ho mangiato uno sformato surgelato che non valeva nessuna delle millemila calorie che dichiarava.

Però mi sono premiata con il dopocena.
O, meglio, credo di essermi premiata… perché non me lo ricordo!

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Il ristorante

Innamorarsi di un ristorante è forse anche peggio di innamorarsi di un uomo.
Ché poi finisce che ci vuoi andare sempre in quel ristorante, perché solo lì trovi quei filetti mignon spettacolari o quei tortellini così piccoli che sembrano chiusi su un dito di bimbo.
E finisce che, dopo un po’, inizi a prender confidenza col ristoratore, coi camerieri.
E diventa una sorta di nuovo gruppo d amici.

Come conciliare il ristoranteamico con le tue uscite serali e la regola n. 5?
This is the question.

Question finita male, perché il ristoratore amico dopo un po’ ha preso a dar confidenza ai miei accompagnatori.
E a far confusione tra l’uno e l’altro. Eravamo in due ad amare vivere pericolosamente.

Raramente ho assistito a scenate tanto pittoresche.
Non vi fossi stata coinvolta sarebbe stato interessante.

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Un piccolo rimpianto

Filippo.
Conosciuto su Freedom, BBS praticamente condominiale.
Impossibile non notare la forma, le argomentazioni e le scelte lessicali di quanto scriveva. Impossibile non notare le idee che portava avanti. Tampoco gli strali cui si lasciava andare se qualcuno lo contraddiceva.

Troppo facile indulgere alla tentazione di canzonarlo.
Buffo vedere come si lasciava canzonare.

Una pizzata di Freedom, una cena allo Sri Lanka.
E vedere Filippo, l’igienista, che mangiava il gelato dal mio cucchiaino.

Che dici… mi inviti una sera a cena a casa tua?
– Vedremo, Filippo, vedremo…

Adesso un po’ mi spiace di non essere andata a vedere quella mano di carte.
Sarebbe potuto essere divertente.

Forse…

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Il teatrante

Stessa passione per i libri.
Carta col suo odore d’inchiostro nuovo. Fogli ingialliti e consunti da troppe mani che li han toccati.
Storie nuove da scoprire. Storie vecchie da ritrovare.
Girar la pagina e piombare, ogni giorno, in una nuova avventura.
Da raccontare. Da vivere. Da portare in scena.

Questa era la sensazione che dava lui. Inebriante.

Facile adorarlo.

Poi una sera mi ha chiesto se mi spiaceva andare a cena un po’ fuori città.
E quell’ un po’ portava a  Portovenere.

Il più romantico dei quadri con la sua sera tiepida di mezza stagione.

Passeggiata fino al castello.
Signora, Vi amo.

Luci di una nave lontana. E silenzio.
Ci sono parole che, da sole, fanno troppo rumore.
Come di rami secchi calpestati. Di cristalli incrinati.
Di storie finite.

Voglio andare a casa.

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Zighinì

L’odore pungente lo senti già dalla strada.
Spezie che si mescolano ai vapori della carne. Il berberé che riporta a terre lontane.
A quel mal d’Africa che non ho conosciuto, ma che posso immaginare.

Strappare un pezzo di injera con le mani.
E’ morbida l’injera. Ma non di un morbidezza dolce.
La senti, acida sotto le dita, cedere con riluttanza.
La vedi lacerarsi, ma restare sempre uguale a se stessa.

Raccogliere un pezzo di carne e portarlo alla bocca.
E il calore che fino ad ora avevi immaginato infiamma le mucose.
L’asprezza dell’injera a lenire e, al contempo, rafforzare il bruciore.

Mani che si sfiorano prendendo il cibo dallo stesso piatto.
Si intrecciano. Si lasciano.

Intingolo che cola lungo il polso.
La punta della lingua che corre ad asciugarlo.
Tempestiva. Intempestiva.

Dita irrimediabilmente unte.
Odore di spezie che resterà per ore.
Per tutto il giorno, forse.

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Drink… only drink…

C’è una cosa che dovresti sapere…

– A parte il fatto che sei sposato, intendi?

Giotto non avrebbe potuto disegnare una O più perfetta.

– Lo siete tutti, caro. E adesso potresti fare una cosa…

Cosa?

– Evitare di sfinirmi con i racconti che tua moglie è una stronza, ma che ami i tuoi figli e che hai un mutuo da pagare e se te ne vai avresti anche un affitto… e le cavallette… gli alieni…

Ma… ma… ma…

– Anzi facciamo così, tu resti qui e finisci il tuo aperitivo e io vado a cena.
Con qualcuno che non mi annoi.

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