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Chiacchiere ferme

Traffico da giorno di sciopero dei mezzi pubblici in una città antica, che non ha né i mezzi né le misure per sopportarlo.
Ed eccomi qui, a scrivere da un bell’ingorgo.
Be’ non è poi tanto male.

Basta alzare un attimo gli occhi per vedere le nuvole ballerine in un cielo che è tutto fuorché novembrino.

Per vedere la meraviglia della luce radente a sbatacchiare le imposte dei palazzi.
Quegli antichi, che sembran essere lì solo per rivelare fasti e miseria degli uomini. E quelli degli anni sessanta che i fasti non li hanno nemmeno mai intuiti.

Ed eccolo lì, che passa sfiorandoti la macchina, l’imbianchino che ha deciso di andare al lavoro in bicicletta.
E’ inconfondibile con le macchie di colore sulla tua. Se solo tirassi giù il finestrino potresti sentire l’odore dolciastro della tempera.

E il barista che fa lo slalom col vassoio dalle millemila tazzine. E ti chiedi come faccia a non rovesciarne manco una. Avantindietro e ancora avantindietro. Senza sbagliare mai.
Starei ore a guardarlo.

E l’odore del pane appena sfornato che trova un pertugio per arrivare alle tue narici, che non lo sentivi da anni l’odore del pane, che al supermercato quando ci arrivi tu c’è solo odore di plastica.

Ma quante cose ci si perdono ad essere sempre di corsa?

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Trasgressione? No, grazie.

Qualche giorno fa Gilgamesh, l’opinionista, ha scritto:

Ma soprattutto perché fondamentalmente ti ammiro. Un comportamento come il tuo, tenuto da un maschio, genera ammirazione e invidia; il dongiovannismo è tuttora considerato qualcosa di cui menar vanto con gli amici.

Tenuto da una donna, per quante conquiste il genere femminile abbia ottenuto nella lunga marcia per una effettiva parità dei sessi, genera tuttora il più delle volte deprecazione e scandalo. Nel migliore dei casi attira biasimo (femminile) e proposte sconce. 

In questi giorni di silenzio, queste parole mi son rimbombate le testa.
(Non è poi così difficile, visto che, notoriamente, la mia crapa è vuota, ma faccio finta che non lo sia e vado avanti.)

E il rumore di fondo ha solo un nome: ipocrisia.
L’ipocrisia di chi io le regole le trasgredisco, ma solo fino alle cinque che poi c’ho il circolo del ramino.

Ecco, io le regole non le trasgredisco.
Per la semplice ragione che me le faccio io le regole da seguire.
E di quelle degli altri, francamente, me ne infischio.

Me lo posso permettere.

Per questo non mi pongo il problema della gente.
E se parlano di me… non sono fatti miei.
Tout court.

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