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Spraydate

Di sicuro era sera perché il neon era acceso.
E la mia collega, col tono della bambina che ha trovato il vaso di marmellata su un ripiano basso, annunciò l’arrivo in Italia di Spraydate.

E fu così che dal cappello tirai fuori il personaggio di Brunilde.
Che poco aveva a che fare, eccetto il nome, con la triste regina d’Islanda della Saga dei Nibelunghi.

Serendipità… e poi una sorta di assonanza, o forse un’associazione mentale tutta mia, con il tintinabulo clango di Jacobus Handl Gallus.

E proprio l’incipit di En ego campana divenne la descrizione del personaggio.
Non male, come entrata in scena.

In poco tempo Brunilde assunse le vesti della strega cattiva.
Barocca d’eloquio.
Gelida, distante e distaccata.
E lunghe dita sulle quali far ballare i malcapitati di turno.
Gioco previsto e prevedibile.

Finché in scena non arrivò lui: il guaio.
A trascinarsi dietro lei, la malcapitata.

Lui mi presentava come la sua sorellina, lei mi imitava.
Nei modi, nelle parole, nel nick.

Probabilmente pensava di arrivare a lui, così.
Illusa.

Ma per quanto facesse restava sempre una strega di seconda classe, con un personaggio mal cucito addosso.
Mal ballava sulle punte delle dita, ma ci provava, poverina.

Riusciva a tirar fuori il peggio di me, quel gatto che non cerca altro che topi con cui giocare.

Poverina.

Ed è buffo come ora sia lei il personaggio che spicca nel ricordo.
Serendipità, dicevamo.

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Piccole bugie

Lo sapevo fin da principio che il guaio mi avrebbe complicato la vita.
Soprattutto perché è facile essere complici quando si ha lo stesso cervello bacato.

Senti, se ti chiamasse A, potresti dirle che ieri ero da te?
– Uhmmm… perché A. mi dovrebbe chiamare?
Non lo so… ma se ti chiamassi confermi che ero da te?
– E se poi mi chiede che ci facevi da me, che le dico?
Ma, non so… le solite cose?
– Sicuro che A. vorrebbe sapere delle solite cose?

Un paio d’ore dopo, puntuale come la morte, A. ha chiamato.
E io le ho raccontato una storia così bella che lei non avrebbe potuto desiderare di sentirne una migliore. Particolari complicati con qualche pizzico di verità per darle quel tocco di inverosimile che l’avrebbe resa più vera del vero.

Non è poi così difficile sostenere che un asino può volare.
In fondo basta metterlo su un aereo.

E, altrettanto in fondo, basta poco a tranquillizzare chi cerca conferme.

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