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L’anaffettiva

L’anaffettiva sono io.

Sono io quella che non si lega a nessuno. Che non sente il bisogno di nessuno.
Che ha una sua strada che contempla solo se stessa.
Sono io quella che ignora. Quella che non dà attenzioni. Quella che ha sempre altro per la testa.

Veronica ha ragione: vivere con chi non sa corrispondere i propri sentimenti perché non li sa proprio provare è un inferno.
Mi è stato detto più volte, ma vederlo scritto ieri me l’ha reso più vero.

Ciò detto, non riesco a provare sensi di colpa. Ad avere rimpianti. A dispiacermi fino in fondo.
Sono fatta così, anche perché ho scelto di essere così, ché a distruggere si fa meno fatica che a costruire. Ché pensare per sé è più semplice che pensare per due.

E, in fondo, sono sempre e solo dannatamente pigra.
E faccio fatica solo quando la devo fare.
Ma per un uomo, mai.

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A domanda risposta

– Ma tu mi scoperesti?
No, non ti scoperei.
– E perché?
Perché no.
– Ma, nella remota possibilità che tu cambiassi idea, come lo faresti?
Ti legherei a una sedia. Mani e piedi.
– Ma perché?
E poi ti benderei.
– Ma poi mi faresti male?
– (risata)
– Davvero… mi fa paura l’idea del dolore…
No, proveresti molte sensazioni, ma nessun dolore.
– Uhmmmm…. Ma non lo farai, vero?
No. Assolutamente no.
– Però lo sai che baci benissimo?
Certo che lo so.
– Ma ce qualcosa che non sai?
Che ore sono?

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Legami!

La corda di seta scivola silenziosa tra le dita che si aprono e si chiudono come i ventagli di una geisha.
Non ho mai legato nessuno così. Non prima d’ora.

Ho paura. Paura di farti male.
Ma tu ti fidi. Come sempre.
E io questa fiducia la bevo.
Nettare per le mie dita nervose.

La corda scorre veloce.
Legami agili e dolci a costringere la carne in posizioni inusuali.
Silenzio rotto da respiri rotti.

Mi piace.

Mi piace legarti.
Mi piace guardarti nello specchio davanti a noi.
Mi piace la finzione di saperti mio.

Mi piace.

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Martino

Un’occhiata attraverso lo spioncino.
Biondo, alto, sorriso ironico.

Girati.

Vedo la sorpresa nei suoi occhi. Ma lo fa.
Apro la porta e la morbidezza della sciarpina di seta lo accompagna nel buio.
Non parlo. Non parla.

Qualche ora dopo la porta si chiude alle sue spalle.
Il nodo di seta si scioglie facilmente.
Guarda lo straccetto color cremisi. Lo annusa. Lo mette in tasca.
E si incammina nelle prime luci dell’alba.

Di lì a poco sarebbe iniziato a nevicare.

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