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Grrrrrrrr

Oggi mi sono svegliata non male… di più.

Quindi se qualcuno ha voglia di litigare, venga pure: la porta il ring è apertao

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In diretta da un sogno

Un sogno.
Un sogno confuso, con millemila altre cose dentro.
E c’era lui, Emiliano.
Di qualche anno più giovane di me. Testardo. Impulsivo.

Diversi fino a fare scintille.
Ed, entrambi, dotati di una vis polemica da non esser secondi a nessuno.
Io atea, lui cattolico. Lui di destra, io di sinistra. Io intellettualoide radical chic, lui un uomo pratico.
Potrei andare avanti ore ad elencare dicotomie.
Più di una volta siamo arrivati vicino alle mani.

E ogni volta che passava nella mia città, mi chiamava per andare a cena insieme.
Ogni volta io avevo altro da fare.
Tranne qualche volta, ché comunque mi divertiva.

E ogni tanto cercava di prendermi di sorpresa e mi chiamava che era al casello dell’autostrada ed era venuto apposta per me.
E quasi sempre tornava indietro, altrettanto apposta per me.

E una cena… una cena organizzata da amici cui lui mi aveva invitato e cui io, sprezzantemente, avevo detto che non sarei mai andata.
Salvo poi andarci con un altro.
Camminando su quei 12 cm di tacco che lo facevano impazzire.
Ricordo ancora il suo sguardo quando mi ha visto entrare in quella sala.

Anni che passano. E città. E storie.
E, nonostante tutto, ci sentivamo sempre.
Per litigare.
Per andare ogni tanto a cena insieme.
Per rinverdire la pantomima che lui mi faceva la corte e io la rifiutavo.

Per chiamarlo, se avevo voglia di vederlo.
E averlo, un paio d’ore e qualche centinaio di chilometri dopo, alla mia porta.

Finché una sera, non so cosa sia successo, ma me lo sono trovato nel mio letto.
Una notte così.
All’alba mi disse ti amo.
Non so se fosse vero, probabilmente no.

E’ strano come alcuni uomini trovino il modo di ritornare.
Adesso, se avessi ancora il suo numero di telefono, lo chiamerei.

Per tornare a litigare di politica. Di religione. Di tagliolini con l’astice.
Per mandarci affanculo come l’ultima volta
Mi manca oltremodo, stasera.

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