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Il regalo

Margarita comparve all’orizzonte tra le macerie e il fumo della caduta delle Twin Towers.
La sua pelle ambrata, figlia del sangue creolo e delle lunghe estati caraibiche, rifletteva i pallidi raggi polverosi di un sole morente.
Lunghi capelli raccolti in una treccia scomposta che sfiorava una gonna troppo corta.
E negli occhi la malizia innocente dei vent’anni.

Come sia incappata in noi esattamente non lo so, ma a un certo punto era ovunque.
Non per caso, direi.

E quello che era il mio uomo se la mangiava con gli occhi la piccola Margarita.
E non era certo da biasimare, ché Margarita era davvero molto bella.

Poi un giorno mi son trovata ad essere di umore -come dire?- così.
E poco dopo Margarita era a casa nostra.

Un bagno rigenerante tra le bollicine dell’idromassaggio.
E poi un lungo massaggio con i miei oli preferiti, con le mie mani a sciogliere ogni sua tensione.

Per poi offrirla a lui -appena rientrato dal lavoro- calda e profumata.

E finalmente uscire per la mia prima serata da single dopo tanto tempo.
Ci voleva proprio una boccata d’ossigeno.

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Jean Paul

Tre gradini.
Di teak lucido di cera.
D’api direi dall’odore.

Il legno che saluta con un leggero scricchiolio.
La vasca è gia piena. Apro l’olio da bagno e lo guardo spandersi leggero sull’acqua rendendola profumata di legno e di spezie.

Accendo un paio di candele, prendo il mio bicchiere e mi immergo.
Le finestre che si aprono davanti alla vasca a pavimento regalano le ultimi luci di un tramonto sul mare d’inverno.
L’acqua calda e profumata è una coccola per la pelle.
E Mozart una coccola per le orecchie.

Il mojito finisce presto, con l’ultimo barlume sull’acqua. Ma la pigrizia vince.
E resto lì, nel tepore dell’acqua profumata, fino ad assopirmi.

Un gatto.
Devi essere l’incarnazione di un gatto.
Non ti ho sentito rientrare. Non ti ho sentito avvicinarti. Non ti ho sentito sui gradini di legno.

Sento solo le tue mani che mi massaggiano.
Iniziano dalle punta delle dita delle mani, per risalire lungo le braccia.
Il collo… le spalle…
E poi scendere tra i seni… il ventre…

Poi le labbra prendono il posto delle mani.
A quel punto apro gli occhi…

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