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Googlando

può bruciare dopo la masturbazione

Questa è la stringa di ricerca che ha portato qualcuno a me.

E io me lo vedo, questo qui (intendiamo il questo come neutro, che si fa prima), che teme di diventare una torcia umana per essersi masturbato.
Me lo immagino come cosparso di benzina accendersi in un lampo finale, esplodere in una supernova e fiondarsi in un buco nero autoprodotto.

Oppure me lo vedo come uno che si chiede se sia autorizzato a bruciare dopo la masturbazione. Una personcina educata che se ne esce con una sorta di dà fastidio se fumo?
– No, faccia pure.

E non so se informare i pompieri o no.
This is the question.

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I piedi sul cruscotto

Il bagagliaio della macchina si chiude con un tonfo.
Archiviata la vacanza. Archiviati i miei anni che passano. Archiviate le inquietudini.
E’ ora di tornare a casa.

Inforco gli occhiali da sole. Blu. Come il vestito di lino leggero che indosso. Come i sandali dalle stringhe sottili che porto ai piedi.
E infine salgo in macchina.
Da passeggero, stavolta. Ed, è a dir poco, inconsueto.

Il viaggio è lungo. Come ogni viaggio di ritorno, del resto.
Arriviamo a imboccare l’A15 che è tardo pomeriggio.
E ormai ogni muscolo chiede pietà.

Allungo la schiena. Il collo. Le braccia. Le gambe.
Slaccio un bottone del vestito, per respirare un po’.
E alla fine appoggio il piede destro sul cruscotto.
Il tacco del sandalo riflette la luce di un sole ormai stanco mentre la tua mano si insinua sotto il lino blu che ormai copre ben poco delle mie gambe.

So quello che farai, quello che stai già facendo.
Come so che non ti fermerò.
Incurante, col cuore in gola e il fiato mozzo.

Mi guardi. Continua tu.
Ti guardo. Continuo.

Incurante.
Della strada. Del traffico.
Dei camionisti che certamente vedono. E mostrano di vedere con lunghi colpi di clacson.
Anche di te.
Incurante di tutto fuorché del mio piacere.

Forse per quello l’orgasmo è così travolgente.
Da ricordare.
Fino alla prossima volta.

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Summertime

Il rumore delle pale che pendono malamente dal soffitto è l’unica dimostrazione dell’essere in questo posto dimenticato da dio e dagli uomini.

Caldo. Caldo oltre misura.
Umidità mista a polvere che va al di là di ogni pensiero e di ogni ragione.
Fino a ottenebrare ogni sensazione.

Piccola goccia di sudore che nasce alla base della nuca e cerca la sua strada sulla pelle delle schiena.
La sento scivolare lenta aprirsi la strada tra la polvere.
Cipria impalpabile del tempo che fu. Brivido lungo la schiena.

Continuo nella mia immobilità, con le pale del ventilatore che frustano d’aria la pelle in un silenzio sempre più irreale.

Orgasmo impossibile. Piacere di ogni poro della pelle.
Potenza della mente.

Sarebbe da crederci, se non fosse per le palline cinesi che dopo un po’ si baloccano tra le mie dita…

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Di alberi, rumori, orgasmi e figuracce…

Stamattina mi sono svegliata presto e mi sono concessa il lusso di gironzolare per la rete a vedere che si dice.
E vagando di blog in blog sono arrivata a questa grande rivelazione:

Non è dato sapere se un albero che cade in una foresta deserta fa rumore, ma posso svelarvi che gli orgasmi solitari sono praticamente sempre silenziosi. 

che, nell’ordine, mi ha fatto sentire completamente fuori del mondo e, soprattutto, mi ha fatto tornare in mente una scena surreale di qualche tempo fa.

Correva l’anno 2000 e non avevo alcuno spirito millenaristico. Mi godevo la vita come avevo fatto l’anno prima e avrei fatto l’anno dopo.
Vivevo in una buffa casa che sembrava disegnata a misura su di me, ma che aveva un unico grande difetto: le finestre erano tutte sullo stesso lato e non si riusciva a far corrente d’aria nemmeno mettendo in moto tre ventilatori contemporaneamente.

Era maggio ed era molto caldo.
Quel caldo che ti fa lasciare le finestre socchiuse anche se e’ solo primavera e la notte sa di umidità.

Mi sveglio all’improvviso.
Non so cosa stessi sognando, ma sicuramente era un sogno piuttosto interessante perché l’orgasmo era lì, aspettava solo di essere chiamato.
La risposta è stata immediata, impetuosa, impaziente.

Tutto fuorchè silenziosa.

Indulgo a stiraccharmi un po’ e…

TOC TOC

Bussano alla finestra? Al terzo piano?
E che è? I marziani? La notte dei cristalli? Dracula?

Salto giù dal letto, mi metto addosso l’accappatoio e vado a tirar su la persiana.

Signora, ci scusi ma ci pareva di aver sentito che era in casa, non è che potrebbe lasciare le tapparelle aperte che dobbiamo dipingere?

Ridete pure perché io ho riso. 😀

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Orgasmi

La splendida Penelope, commentando questo post ha scritto:

(…) si va a migliorare ulteriormente anche oltre i 40. Cambia ancora qualcosa di altro, qualcosa che ha a che fare con il senso del piacere e con la capacità di dilatare l’orgasmo non nel tempo, ma nel corpo e nella mente (il proprio e l’altrui).

Ricordo ancora il mio primo orgasmo.
Mia madre ne aveva piene le balle di avermi tra i piedi e quindi mi aveva mandato a riordinare la mia camera e quella di mio fratello.
E’ stato così che mi è capitato in mano un foglio strappato coon un racconto erotico.
Si parlava di masturbazione.
Alla fine della lettura avevo stabilito che sembrava interessante (l’ho già detto che ero strana fin da piccola…) e quindi mi sono messa sul letto di mio fratello a provare.
Ricordo ancora quell’inesperto piacere che cresceva timidamente e quel primo orgasmo acerbo.

Il primo pensiero successivo è stato ma… non è che se ne può aver di più?.

E io che ero una sperimentale fin da allora ho provato e riprovato (non tutto nello stesso giorno, per Giove pluvio!) fino a scoprire che di orgasmi se ne potevano avere due, tre, quattro… enne uno in fila all’altro e uno diverso dall’altro.
Eureka!

Se ero cervellotica allora, adesso, se possibile, sono anche peggio.

Ché, a distanza di sei lustri, dell’orgasmo come esplosione sensoriale non me ne frega più niente.
Il vero orgasmo è quello cerebrale.
E’ quello di concedere al tuo cervello di perdere le redini. E’ quello di prendere le redini del cervello altrui.

E’ giocare con il cervello che resta sempre interessante.
Sempre di più, come diceva Penelope.

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Buongiorno!

Regalarsi una mattina di pigrizia ogni tanto è un piacere indescrivibile.
Come l’orgasmo che mi ha attraversato pochi istanti fa. Ne sento ancora gli echi tra le dita, lungo la schiena, nella gola.

E poi mi godo il sole che filtra dalle tende di lino. E la radio che canta in sottofondo. E il silenzio di questa casa.

E infine aspetto che Penelope dica la sua sulla maternità e la legge 194.
Ché me la vedo la Penelope col pancione… 😉

Buona giornata, mondo!

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Pranzo in collina

Domenica d’autunno, di quelle limpide. Aria frizzantina e sole che fa finta di splendere. 
Ci riesce benissimo, a dirla tutta, ma non scalda lo stesso.

Ci si alza tardi, la domenica mattina.
E quando si decide di pranzare sono ormai quasi le due.

Però un posticino lo si trova ancora aperto.
Solo che siamo gli ultimi del giorno. O gli unici, che cambia poco.
Fatto sta che la sala da pranzo è deserta.

Il cameriere ci fa sedere e sparisce in un teorico di là.
Tavolo d’angolo accanto alla finestra. Il camino acceso. L’odore resinoso del ciocco che sta bruciando piano.
Tutto molto suggestivo, ma dopo mezz’ora di fame l’attesa non è più romantica.

Propongo di andarcene, tu insisti per aspettare.

Potrei avere dodici orgasmi prima che quel cameriere si decida a tornare…
– Non avresti il coraggio di farlo…

E’ mia la mano che, da sotto il tavolo, si infila nei jeans a cercare il mio piacere…
Non ho ancora ripreso fiato che arriva una voce alle mie spalle:

Avete deciso, signori?
– Per me un filetto al sangue, grazie…

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