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Raptus

Non so se dare la colpa alla primavera. All’eccesso di ormoni. All’usuale lontananza.
O alla mancanza cronica di buon senso.
Ma, man mano che passavamo da una stanza all’altra di Villa San Martino, la voglia cresceva a dismisura.

Sulla terrazza poi stavamo per dare pubblico scandalo.

Poi l’ingresso nei museo Demidoff.
E lì più che le bacheche illuminate ad attirare la nostra attenzione son state le pesanti tende di velluto.
Blu se non ricordo male. Polverose, di sicuro.

Rifugio quasi sicuro per un amplesso veloce.
Violento.
Da lasciar senza fiato.

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Palesemente inadeguato

Questa è una storia di quando ancora non pensavo che avrei collezionato uomini.
Ma la racconto, perché il mio metempsicotico ufficiale oggi me l’ha fatta venire alla mente. E a un metempsicotico ufficiale non si può negare niente.

Quindici anni.
E quelle vacanze estive di tre mesi che puoi fare solo a quell’età.

Claudio. Conosciuto non so dove. Amico di amici, probabilmente.
Ventisei anni. Poliziotto.
Di giorno quasi sempre lavorava. La sera veniva a prendermi.
Ovviamente di nascosto dai miei che, giammai, avrebbero approvato.

Gran giri in moto. Grandi uscite con gli amici. Grandi dichiarazioni d’amore, da parte sua.
E io, cinica anzitempo, che gli credevo il giusto.

Un pomeriggio a casa sua.
Lui che, finito il turno, faceva la doccia.
Io a guardare le zucche ornamentali che crescevano sulla sua finestra.

Poi, di punto in bianco, mi scappa l’occhio e vedo una rivista femminile.
Intimità. O Confidenze, forse. In ogni caso, robaccia.
Per una volta metto da parte la mia eterna distrazione e lascio andare lo sguardo al di là delle zucche.
Un paio di sandali col tacco nascosti maldestramente dietro a una tenda.

Non faccio domande per non sentire pietose bugie.
Decido di regalargli la miglior scopata di cui ero capace.
A quindici anni, figurarsi…

Lascio la sua casa che stava dormendo.
E, semplicemente, sparisco.

Passano tre anni, passano tante storie.
A capodanno, verso l’alba, arrivo a una festa.
Sufficientemente sbronza per essere sincera.

Lui è lì.
E si mette a piangere non appena mi vede.
Mi sbrodola addosso una storia di contrizione. La sua.
E di richieste di perdono. Il mio.

Gli passo un kleenex.
Sei palesemente inadeguato, gli dico.
E me ne vado.
Per non tornarmene mai più.

Ogni tanto mi capita di passare sotto quella che era la sua casa.
E ogni volta, cinicamente, sorrido.

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Tanti perché

A volte mi chiedo le ragioni per cui sono arrivata ad avere tanti uomini.
Ovviamente la risposta non è univoca. Del resto gli uomini non sono tutti uguali.

Di sicuro alcuni mi sono piaciuti veramente, almeno per un po’. Molti però sono stati caramelle da scartare.

Ginnastica per l’ego. Esercizio stilistico.
Per il solo gusto di sentirsi dire alla fine E’ stata la miglior scopata della mia vita.
E rispondere con un laconico Lo so.

Effettivamente penso che tutto il gusto stesse in quel Lo so.
Ché se la ricerca fosse stata quella di qualche orgasmo, si fa prima a masturbarsi.
Bastano quattro piani di ascensore.
Senza fermate intermedie.

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