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Nomen

Non serve alzare gli occhi per saperlo.
Lo senti, lo senti sulla schiena quello sguardo che sta strappando a piccoli morsi il vestito che hai addosso.
Lasci fare, fingendo sorniona di non essertene accorta.
Sai che dall’altra parte la tensione sale. Lo senti anche dal tintinnio del ghiaccio nel tumbler.
Impossibile ignorarlo.
Anche tra millemila persone.

Un battito di ciglia. Un drink come scusa.
Poche parole, ghiaccio nel tumbler.
Pensieri frenetici alla ricerca di un luogo appartato.
Come se fosse importante.

Piacere rubato, silenzio gelato.
Rotto dalla più inutile delle domande: come ti chiami?

Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus

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Odio ammetterlo…

… ma Gilgamesh ha ragione: questa non è una collezione. 
E non lo è perché manca l’amore del collezionista per l’oggetto della sua collezione.

Tanti (troppi?) uomini che sono scivolati via senza lasciare traccia o quasi.
Di alcuni resta solo il nome, di altri una faccia, di altri magari il colore della macchina che, mettendoli insieme, ne uscirebbe un Frankenstein improbabile.

Chissà se, a forza di scrivere, me li ricorderò tutti o se (come è probabile) qualcuno sfuggirà comunque alle maglie della memoria.

E in loro onore ora alzo il calice.
Prosit!

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In diretta da un sogno

Un sogno.
Un sogno confuso, con millemila altre cose dentro.
E c’era lui, Emiliano.
Di qualche anno più giovane di me. Testardo. Impulsivo.

Diversi fino a fare scintille.
Ed, entrambi, dotati di una vis polemica da non esser secondi a nessuno.
Io atea, lui cattolico. Lui di destra, io di sinistra. Io intellettualoide radical chic, lui un uomo pratico.
Potrei andare avanti ore ad elencare dicotomie.
Più di una volta siamo arrivati vicino alle mani.

E ogni volta che passava nella mia città, mi chiamava per andare a cena insieme.
Ogni volta io avevo altro da fare.
Tranne qualche volta, ché comunque mi divertiva.

E ogni tanto cercava di prendermi di sorpresa e mi chiamava che era al casello dell’autostrada ed era venuto apposta per me.
E quasi sempre tornava indietro, altrettanto apposta per me.

E una cena… una cena organizzata da amici cui lui mi aveva invitato e cui io, sprezzantemente, avevo detto che non sarei mai andata.
Salvo poi andarci con un altro.
Camminando su quei 12 cm di tacco che lo facevano impazzire.
Ricordo ancora il suo sguardo quando mi ha visto entrare in quella sala.

Anni che passano. E città. E storie.
E, nonostante tutto, ci sentivamo sempre.
Per litigare.
Per andare ogni tanto a cena insieme.
Per rinverdire la pantomima che lui mi faceva la corte e io la rifiutavo.

Per chiamarlo, se avevo voglia di vederlo.
E averlo, un paio d’ore e qualche centinaio di chilometri dopo, alla mia porta.

Finché una sera, non so cosa sia successo, ma me lo sono trovato nel mio letto.
Una notte così.
All’alba mi disse ti amo.
Non so se fosse vero, probabilmente no.

E’ strano come alcuni uomini trovino il modo di ritornare.
Adesso, se avessi ancora il suo numero di telefono, lo chiamerei.

Per tornare a litigare di politica. Di religione. Di tagliolini con l’astice.
Per mandarci affanculo come l’ultima volta
Mi manca oltremodo, stasera.

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Regola n. 3

Ci sono uomini seducibili.
Uomini difficilmente seducibili.
Uomini non seducibili.

I primi e gli ultimi sono gran perdite di tempo.

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Un guaio

L’insalata di scampi era divina. Come divino era il Montrachet che avevamo scelto.
Del resto il Sadler è sempre il Sadler.

Io e te non andremo a letto mai.
– Assolutamente d’accordo.

Un paio di ore dopo eravamo nudi sul parquet del suo soggiorno.
I concerti brandeburghesi in sottofondo, del Bushmills fatto scaldare roteandolo nel bicchiere.
La Stokke Gravity che oscillava in memoria dell’ultimo orgasmo.

E adesso?
– E adesso siamo in un guaio, mi sa…
E che facciamo?

Ci sono uomini che ti entrano nel sangue. Che sai benissimo che non dovresti vederli. Che tampoco dovresti frequentarli.
Ma che non puoi farne a meno.

Sesso?
Sì, anche ma non solo.
E’ la stessa passione per il the inglese, per il whiskey irlandese, per le candele, per i gatti.
E’ Gödel, Escher, Bach che ti guarda distrattamente dalla pila di libri su cui è appoggiato.
E’ lo stesso gusto per la seduzione.

– Che ne dici se la prossima settimana andiamo a vederci Pompei?

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Le regole del gioco

Ogni gioco ha le sue regole.
Regole che non possono essere infrante, pena la rottura del gioco medesimo.

La prima, senza dubbio, è mai innamorarsi.

Il seduttore non deve mai perdere il controllo, mai lasciare che il gioco gli sfugga di mano.
Non c’è niente di più patetico di un seduttore che si lascia trascinare.

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