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Fusi (orari)

Ti posso invitare a cena per quando rientro dal Laos?

– Cena? Laos? Luis, sono le due di notte…

Ma qui a Boston sono le nove di sera

– Sarà, ma io non sono a Boston… e poi che c’entra il Laos?

Vado a tenere un corso all’università.

– Alle due di notte?

No dopo il 10 gennaio. E poi mi mancavi, è iniziato l’anno nuovo e volevo sentirti.

– Alle due di notte? Ma se saranno stati due anni che non ci sentivamo…

Ma a Boston sono le nove di sera…

– E a Kuala Lumpur probabilmente è giorno fatto, ma qui sono le due di notte, cazzarola!

Dormivi?

[memorandum: spegnere il cellulare, anche quello privato, quando si va a letto. Se poi non ci si ricorda di riaccenderlo, pazienza]

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Proposta di lavoro

Come dicevo qualche decinaia di post fa io ho una bella voce.
E amo giocarci con la mia voce, trasformandola quel tanto che basta a renderla sempre uguale a se stessa.

Un giorno camminavo per strada, parlando al telefono col tono e adesso prova a dirmi di no.
Appena riattacco mi avvicina un tale.

Hai mai pensato di lavorare per un telefono erotico?
Non è difficile, ti diamo dei testi, tu li registri e noi ti paghiamo.

Non so se sono troppo intellettuale, troppo radical chic o semplicemente una pessima attrice.
Ma alla sola idea ho incominciato a ridere così tanto e così forte che pensavo mi venisse una sincope.

Tranquillizzatevi: l’ambulanza è arrivata per tempo 😀

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The Cheshire Cat

La vita di ognuno è scandita da riti, rituali e abitudini.
Per un po’ di tempo la telefonata delle otto di sera è stata il segno della fine della giornata lavorativa e dell’inizio della serata.
La aspettavo ogni sera quella telefonata. E arrivava ogni sera. E io tiravo su la cornetta con già il sorriso sulle labbra.

Gli argomenti poi eran sempre gli stessi. Il tuo lavoro, il mio. L’ultimo libro letto, l’ultimo film visto. La Spagna, l’Italia. Tua moglie e tu figlia, la mia vita incasinata.

Poi un giorno un viaggio di lavoro ti ha portato qui.
Non ricordo dove fossimo stati a cena, non ricordo quale fosse il pub dove siamo andati a bere qualcosa.
Ma ricordo che ci siamo seduti sulle panchine in piazza.
E che dopo un attimo ci siamo trovati uno tra le braccia dell’altro a baciarci.
E a baciarci e a baciarci ancora.

E ricordo chiaramente come non avrei voluto tornare a casa da sola. E non avrei voluto farti andare in albergo da solo.
Ed è stata l’ennesima dimostrazione del principio per cui quello che si vorrebbe non coincide sempre con quello che si vuole.
Ché quello che ho voluto alla fine è stato tornare a casa da sola. A piedi.

Come dicevo, mai innamorarsi.

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Daniele

Pomeriggio caldissimo di maggio e tanti libri sparsi sul tavolo in vista del prossimo esame.
La TV in sottofondo racconta piano dell’elezione del capo dello stato.

Suona il telefono.
Mi alzo e vado a ripondere.
Dall’altra parte il silenzio.
Mi irrito.

Senti, non so chi tu sia, né cosa voglia. Ma la telefonata la paghi tu, quindi adesso io appoggio la cornetta sul cuscino. Tu resta pure finché vuoi.

Torno ai miei libri, alle mie teorie e alle mie equazioni di delirio.
Dopo una mezz’oretta decido di farmi un the.
Non faccio in tempo a riappendere la cornetta che il telefono suona di nuovo.

Pronto?
– Ciao
Scusa… chi sei?

Silenzio

– Non mi conosci…
No, non ti riconosco… mi dici chi sei?
– No, non mi conosci proprio… E’ che prima ho sbagliato numero, ma hai una voce molto bella… non ho resistito e sono rimasto ad ascoltarti…
E adesso ho richiamato.

Non avevo mai pensato prima a come fosse la mia voce.
Di lì in avanti avrei imparato a usarla.

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