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Max

Era un giorno di pioggia.
Di acquazzoni primaverili, proprio come oggi.

Max arrivò così, con i capelli biondo-dorati (e la sua vanità non transigeva su questo) grondanti di pioggia sotto un cappello nero che per la pioggia aveva perso ogni forma.

Posso avere riparo per un attimo? disse occhieggiando il mio ombrello.
Molto grande per una persona, non abbastanza per due.
Lo accompagnai fin sotto casa sua. E a quel punto ad essere fradici eravamo in due.

Mi invitò a salire per un the. E solo un the fu.
Almeno quella volta.

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Paolo

Passi che rimbombano sordi contro le pareti ricoperte di libri.
– Siamo rimasti solo noi, mi sa…

Alzo la testa. A volte uscire dai miei pensieri è davvero una fatica.
Allungo lo sguardo verso una vetrata che, di sicuro, ha visto tempi migliori.
La polvere la rende cieca, ma fuori è talmente buio che comunque ci sarebbe ben poco da vedere.

Solo noi?
– Direi proprio di sì… e se non ci sbrighiamo il custode ci spazzerà fuori!

Raduno le mie cose in fretta, in un attimo sono pronta per uscire.
Guardo di nuovo verso la finestra. E me lo sento tutto addosso il freddo che fa fuori.
Me ne starei a dormire sotto il vecchio tavolo, piuttosto.

– Ti posso aspettare?
Eh? Perché mai mi dovresti aspettare?
– Be’… è buio… sei sola… magari potrebbe farti piacere se qualcuno ti accompagnasse a casa.
Perché no?

Paolo me lo ricordo così, come quel giorno che ci siamo conosciuti, tanti anni fa.
E’ un ricordo morbido e avvolgente.
Come i maglioni che indossava e che mi prestava sempre. Come il suo dopobarba che sapeva di the. Come le sue braccia che mi stringevano forte.
Come la sua pelle che scorreva setosa sotto le mie dita.
Come la sua voce che mi faceva vibrare.

– Perché non parli?
Boh… così… non ho niente da dire.
– Be’… se fossi sincera diresti che non ci vedremo più.
Non ci vedremo più? Ma che dici…

Aveva ragione lui.
Paolo era un uomo d’inverno e ormai l’estate era alle porte.

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Due passi nel parco

E finalmente anche novembre è quasi finito. 
E’ triste novembre, con le sue giornate corte e bigie che vorrebbe già esser inverno ma non può.

Passeggiare in un parco dopo giorni di pioggia, con le foglie, un tempo lussureggianti di verde, ridotte ormai a morchia.
Ed è già uno sforzo anche solo pensarlo.

Cosa fai stasera?

Stasera è lontanissimo, quando il buio comincia presto. Quando fa freddo. Quando si ha voglia solo di un the caldo alla cannella.

Senti, posso avere l’onore della tua attenzione?

Ci sono poche cose che mi irritano più dell’ironia mal riuscita.

– Eh? Dicevi? Dove sarò stasera? Uhmmm… non lo so di preciso.
Ma, molto probabilmente, sarò dove vorrò essere o, quantomeno, molto vicino.
Ci vediamo, eh?

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L’anaffettivo

Una decina d’anni più di me. Una casa riempita con migliaia di libri.
Musicista. Intelligente. Un po’ narcisista.
Piacevole conversazione.

Stavamo bevendo un the nella sua cucina.

Tu non lo sai, ma io sono un anaffettivo

Quella è stata la prima volta che l’ho sentito dire ‘sta cosa dell’anaffettività, ma l’avrebbe ripetuta più di una volta (repetita juventus? 😉 ).
E da allora mi chiedo il significato e le ragioni di questa affermazione. Soprattutto per l’insistenza con cui veniva riproposta.

Che, a ben vedere, poteva essere non ti illudere, non voglio relazioni stabili. Ma anche tira fuori la crocerossina che è in te.

E in ogni caso era cosa insensata, perché non sono mai stata colta dalla folle idea di chiedere la sua mano e, tantomeno, ho mai mostrato alcuna aspirazione da crocerossina.

Non l’ho mai appurato perché dopo un po’, non ci sono più andata ai nostri appuntamenti at five o’clock.
Semplicemente mi annoiavo: uomo troppo incentrato su di sé, per rendersi, alla fine, interessante.

Ma ancora adesso mi rimane la curiosità della storia dell’anaffettività.
Chissà che non finisca per chiamarlo, un giorno o l’altro.
Meglio l’altro.

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Un guaio

L’insalata di scampi era divina. Come divino era il Montrachet che avevamo scelto.
Del resto il Sadler è sempre il Sadler.

Io e te non andremo a letto mai.
– Assolutamente d’accordo.

Un paio di ore dopo eravamo nudi sul parquet del suo soggiorno.
I concerti brandeburghesi in sottofondo, del Bushmills fatto scaldare roteandolo nel bicchiere.
La Stokke Gravity che oscillava in memoria dell’ultimo orgasmo.

E adesso?
– E adesso siamo in un guaio, mi sa…
E che facciamo?

Ci sono uomini che ti entrano nel sangue. Che sai benissimo che non dovresti vederli. Che tampoco dovresti frequentarli.
Ma che non puoi farne a meno.

Sesso?
Sì, anche ma non solo.
E’ la stessa passione per il the inglese, per il whiskey irlandese, per le candele, per i gatti.
E’ Gödel, Escher, Bach che ti guarda distrattamente dalla pila di libri su cui è appoggiato.
E’ lo stesso gusto per la seduzione.

– Che ne dici se la prossima settimana andiamo a vederci Pompei?

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