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L’ospagnolo

C’è stato un periodo in cui mi illudevo che facendo un piano serio e attenendomici alla lettera avrei potuto sconfiggere la mia innata pigrizia.
Equipollitudine, visto che equamente non avrei finito il piano serio e altrettanto equamente non l’avrei mai seguito.

Comunque, una delle prime mosse contemplate era l’iscrizione a una palestra.
Già il sceglierla si è rivelato un’impresa: ne avrò viste 857 prima che ne trovassi una che, in qualche modo, mi risultasse simpatica.
Giusto per dar la misura dell’equipollo entusiasmo che mi animava.

L’ospagnolo invece era lì scritto e dipinto, perché a qualsiasi ora mi convincessi ad andarci lo trovavo o intento a far esercizi o al bar a bere qualcosa.
Mai che fosse un mojito.

Come si chiamasse non lo so esattamente, perché di nomi me ne ha detti almeno tre diversi.
Tutti inizianti con la L. Forse voleva esser certo di non sbagliarsi quando siglava le ricevute del bar.

Però aveva un accento spettacolare su una voce di velluto.
Tanto bastava a renderlo interessante.

Son stati tre mesi così, tra centrifugati di carota e sedano, piani di allenamento solo letti e letti sfatti.
Tante chiacchiere. Storie cui facevo finta di credere.
Risposte inverosimili a domande che non avrei mai posto.

Poi è scaduto l’abbonamento alla palestra.

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Daniele

Pomeriggio caldissimo di maggio e tanti libri sparsi sul tavolo in vista del prossimo esame.
La TV in sottofondo racconta piano dell’elezione del capo dello stato.

Suona il telefono.
Mi alzo e vado a ripondere.
Dall’altra parte il silenzio.
Mi irrito.

Senti, non so chi tu sia, né cosa voglia. Ma la telefonata la paghi tu, quindi adesso io appoggio la cornetta sul cuscino. Tu resta pure finché vuoi.

Torno ai miei libri, alle mie teorie e alle mie equazioni di delirio.
Dopo una mezz’oretta decido di farmi un the.
Non faccio in tempo a riappendere la cornetta che il telefono suona di nuovo.

Pronto?
– Ciao
Scusa… chi sei?

Silenzio

– Non mi conosci…
No, non ti riconosco… mi dici chi sei?
– No, non mi conosci proprio… E’ che prima ho sbagliato numero, ma hai una voce molto bella… non ho resistito e sono rimasto ad ascoltarti…
E adesso ho richiamato.

Non avevo mai pensato prima a come fosse la mia voce.
Di lì in avanti avrei imparato a usarla.

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