Esiste una specie di tirannia sulla nostra vita ed è quella delle cose.
Gli oggetti, tutti gli oggetti, richiedono spazio - e lo spazio oggi è un vero lusso - e ci tengono in una strana condizione di ansia: non li posso buttare, potrebbero servirmi di nuovo, non li posso buttare, sono ricordi…
Come se il fatto di aver fatto quella data cosa 15 anni fa mi condannasse a conservarne le tracce tangibili, a scapito della mia vita di adesso.
Come se un oggetto solo perché esiste avesse il diritto di ingombrarmi la casa ed io il dovere di tenerlo.
Io amo viaggiare leggera.
E’ proprio il mio stile di vita.
Come quando piove e scelgo di uscire comunque senza ombrello. Come quando mi vesto per finta. Come quando parto per un viaggio dall’altra parte della terra col solo bagaglio a mano (ché quello che sta qui dentro è indispensabile, del resto si fa senza).
Non sopporto il peso, psicologico ancor prima che materiale, delle cose e ancor più delle persone.
Ché le persone sono anche più faticose di un paio di scatole nascoste sotto un letto.
E allora, ogni tanto, mi do al declutterring.
Ché gli americani, come orologi fermi, ogni tanto ha ragione anche loro: quando declutteri la tua casa, declutteri anche la tua vita di un sacco di fatica e scomodità inutile.
Non sono ancora arrivata al mio obiettivo, che è quello di essere rapata a zero come una monaca zen, cioè proprio leggera leggera, con il minimissimo indispensabile, ma ogni giorno faccio dei bei passi avanti.
Però quando come oggi mi trovo a rendermi conto di aver buttato un pendente antico cui ero tanto affezionata mi incazzo.
Altrochè se mi incazzo…
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