Della crudeltà, della stranezza e della razionalità.

13 05 2008

- Sei strana

- Strana, io? E perché?

- Fidati, sei strana…

- E che faccio di così bizzarro? Mangio lombrichi? Dormo a testa in giù? Rimescolo sillabe?

- Hai la crudeltà della razionalità. Il fascino dell’impossibile.
Tu non c’entri mai.
Sei sempre fuori, spettatrice impassibile di te stessa medesima. Mai coinvolta.
A non conoscerti, naturalmente…

- Perché… a conoscermi?

- Se ne ha la conferma.

Autocommento: surreale




Memoria selettiva

12 05 2008

Quando ti trovi in un campo di papaveri alle sei del mattino ti vengono in mente post fantastici.
Quando, sei ore dopo, ti trovi davanti alla tastiera ti rendi conto che non ricordi una cippa dei post di cui sopra.

Un solo pensiero di quel lungo giro è rimasto imbrigliato ai miei neuroni.
E non c’entrava niente coi post e con il fastasticume:

anche qui le bouganville, incredibili visu, resistono all’aperto

Ché ce n’eran tre enormi sul lato del cimitero.

Meglio che all’alba faccia altro.
Decisamente.




The Hill

7 05 2008

Son qui che mi sto chiedendo se essere chiamata colle sia un complimento o un insulto.
Probabilmente per il prossimo anno santo l’avrò stabilito.

Nel frattempo, da colle, entro anch’io nel meme del prossimo lustro.

Regole:

  1. Indicare il blog che ti ha nominato
  2. Elencare tre (o più) precauzioni che state prendendo per superare i prossimi cinque anni
  3. Scrivere il numero esatto di giorni che mancano alla fine.
  4. Indicare almeno altri cinque blog

Ed ecco le mie risposte

  1. E chi poteva essere se non colui che ha avuto l’idea di nomarmi colle? Mica sarebbe in questo post, altrimenti, no? :D
  2. Precauzioni per superare i prossimi cinque anni:
    • Guardare dove metto i pedi, che non sia mai che mi trovi in un campo minato. Ma anche in un giardino dove portino i cani a fare i loro bisognini.
    • Non allevare cobra. Dicono che le serpi in seno possano fare male.
    • Evitare accuratamente di completare l’ode al sior maestro, ché me lo trovo sotto casa con un bazooka.
    • Andare a cena da Alf**. Anzi, quasi quasi mi trasferisco a casa sua direttamente, che così per cinque anni della cena non me ne occuperò più.
  3. Questa è una domanda difficile.
    Da dove si incomincia a contare? Da oggi? Dall’inizio dell’anno? Dal giorno delle elezioni?
    E quale sarebbe il termine? Il 7 maggio 2013, martedì? O il 31 dicembre 2012, lunedì? O il giorno che nel 2013 ci saranno le elezioni? Ché questo è proprio difficile dire quand’è, visto che ho la palla di vetro in lavastoviglie.
    Comunque direi un numero ragionevole tra i 1699 e i 1826. Da non trattenere il fiato nell’attesa, insomma.
  4. Gli amichini:
    • Alf**, che non sarebbe carino non invitarlo a questo meme, dopo essermi autoinvitata a casa sua.
    • La Penelope, che è la compagna di merende di Alf**. Anche di cene, a voler ben vedere. E poi la amo alla follia.
    • Teuccio caro. Ché è vero che ormai è fidanzatisssssimo, ma resta pur sempre l’inventore della morale 2.0.
    • Colui che, quantomeno improvvidamente, mi minaccia di innamoramento.
    • Il sior maestro, che oltre a non essermi grato per l’ode mi ignora bellamente da plurimi giorni.

E adesso, da colle, mi do alle meditazioni terrose.




Nero. Liscio. Lucido.

6 05 2008

Nero. Liscio. Lucido.
E’ il plug dell strap-on che ho infilato dentro di me prima di uscire.

Sopra una lunga giacca di shantung di seta grigia.
Altrettanto liscia. Altrettanto lucida.

Col collo alla coreana e settemilaottocentoventitre bottoncini piccoli piccoli.
Son quelli che permettono di indossare la giacca come se fosse un vestito, senza bisogno di nient’altro sotto.

Cena in un ristorante creolo.
Per inciso temo di aver mangiato del coccodrillo, oltre al jambalaya.
Ma da tempo ho imparato a non fare domande le cui risposte potrebbero non piacermi.
E mi son ben guardata dal chiederlo di che origine fosse quella strana carne biancastra.

Passeggiata lungo la baia. E’ sempre freddo lungo la baia, ma lo spettacolo vale il dazio da pagare.

Ci sediamo su una panchina in un angolo un po’ riparato dal vento.
Chiacchiere e risate.

Nero. Liscio. Lucido.
Ammutolisci quando lo vedi alla luce di una luna malata.
Mi guardi.
E senza staccare gli occhi dai miei inizi a leccarlo piano piano.

La serata promette bene…




Dichiarazione

5 05 2008

Ma tu, mi ami qualche volta?

No Certo, ti amo molto spesso.

Autocommento: raggelante.




In memoria

25 04 2008

Perché è vero che i morti son tutti morti.
Ma c’è chi era dalla parte giusta e chi no.




L’assistente

23 04 2008

Ché era così che, ai miei tempi, si chiamavano coloro che insegnavano all’Università, ma non avevano una cattedra.
Dottorandi, dottorati, appena laureati. Tutti in un calderone. Tutti con un solo nome.

Ecco, tanto per cambiare, il suo nome mica me lo ricordo.
Però di sicuro era di Legnano e prendeva il treno alla Garibaldi.
Ci incontravamo spesso in metrò, tanto il percorso era lo stesso.
Forse per questo pensava, in qualche modo, di avere più confidenza.

Insegnava, o meglio assisteva, alle lezioni di Esperimentazioni di fisica II, fisichetta II per gli amici.
Giovane, di quella giovinezza sfiorita a fare quel che non si ha voglia di fare: insegnare a una banda di mocciosi che se ne infischiano della lunghezza d’onda del laser He-Ne.

Trovava ogni scusa per venire al tavolo dove pastrocchiava il mio gruppo.
E veniva a commentare le nostre discussioni sull’esperimento che avremmo dovuto saper fare. E veniva a sbafarsi i biscotti che non mancavano mai. E veniva a vedere le foto delle vacanze.

Ed eccolo arrivare un giorno che stavamo giocando con un prisma e, al buio, ridacchiavamo di tutt’altro.

Che fate, amoreggiate?

Perché… vuole partecipare anche lei?

E’ stata l’ultima volta che è venuto al nostro tavolo. E, da allora, mi ha evitato anche in metrò.
Casi della vita.




Decluttering

21 04 2008

Esiste una specie di tirannia sulla nostra vita ed è quella delle cose.
Gli oggetti, tutti gli oggetti, richiedono spazio - e lo spazio oggi è un vero lusso - e ci tengono in una strana condizione di ansia: non li posso buttare, potrebbero servirmi di nuovo, non li posso buttare, sono ricordi…

Come se il fatto di aver fatto quella data cosa 15 anni fa mi condannasse a conservarne le tracce tangibili, a scapito della mia vita di adesso.
Come se un oggetto solo perché esiste avesse il diritto di ingombrarmi la casa ed io il dovere di tenerlo.

Io amo viaggiare leggera.
E’ proprio il mio stile di vita.
Come quando piove e scelgo di uscire comunque senza ombrello. Come quando mi vesto per finta. Come quando parto per un viaggio dall’altra parte della terra col solo bagaglio a mano (ché quello che sta qui dentro è indispensabile, del resto si fa senza).

Non sopporto il peso, psicologico ancor prima che materiale, delle cose e ancor più delle persone.
Ché le persone sono anche più faticose di un paio di scatole nascoste sotto un letto.

E allora, ogni tanto, mi do al declutterring.
Ché gli americani, come orologi fermi, ogni tanto ha ragione anche loro: quando declutteri la tua casa, declutteri anche la tua vita di un sacco di fatica e scomodità inutile.

Non sono ancora arrivata al mio obiettivo, che è quello di essere rapata a zero come una monaca zen, cioè proprio leggera leggera, con il minimissimo indispensabile, ma ogni giorno faccio dei bei passi avanti.

Però quando come oggi mi trovo a rendermi conto di aver buttato un pendente antico cui ero tanto affezionata mi incazzo.
Altrochè se mi incazzo…




Infedeltà

17 04 2008

Una delle più grandi scoperte dei tempi del liceo è stato il CRAL delle Poste.
Era in un seminterrato buio, dietro l’autostazione e vedeva il sole solo il 21 giugno, a patto che il 21 giugno cadesse di venerdì.
Tavoli di formica, sedie spaiate e un bancone che non aveva mai visto tempi migliori.
Ma il caffè era buono e costava poco. E le paste spesso ce le passavano sottobanco.

Ogni mattina scendevamo quelle scale come bradipi agitati, un po’ perché erano gelate da ottobre a maggio, un po’ perché eravamo ancora imborniti di sonno.
Uno alla volta arrivavamo tutti. Un saluto ciondolante e poi subito a tuffarsi nel caffè fino ad essere svegli.

Biondo, con i boccoli da putto michelangiolesco e gli occhi più azzurri di tutta la mia giovinezza.
Se ne stava lì, tutto solo, a leggere l’Unità.
Al tavolo accanto, ogni mattina.
Ogni tanto ci scambiavamo un’occhiata, niente di più.

Mattina d’inverno, sulla scala c’erano venti centimentri di neve che sarebbero rimasti fino al successivo disgelo.
Lui era sempre lì con la sua Unità. Io al mio tavolo da sola, ché tutto il resto della truppa si era evidentemente arreso al tempo da lupi.
Le mani avviluppate intorno a una tazza di pessimo tè, mentre gli occhi scorrevano la cronaca locale.

Se non ti bacio subito morirò.

Non l’ho lasciato morire.
E in quel momento ho iniziato ad essere infedele.




Controconsiglio

16 04 2008

La settimana scorsa ho acceso la TV a un’ora imprecisata tra le tre e le sei.
Davano una serie TV mai vista che faceva il verso a Sex and the city.
C’erano le amiche, c’era il sesso e forse era anche ambientata a New Tork York.
O forse era San Francisco.
Insomma, era tardi e non me lo ricordo.

Però mi ricordo un consiglio che davano per dimenticare un ex: farci sesso a distanza di u po’ di tempo.

Ecco, io ’sta cosa una l’ho provata una volta. Pensavo potesse essere una buona idea.
E senza nemmeno bisogno del consiglio del telefilm.

Il risultato è stato una macedonia di recriminazioni, litigate, insulti, stilettate, urla, telefonate infinite, accuse.
Il tutto condito da fantastiche scopate.

Non lo consiglierei a nessuno che volesse restare sano di mente.